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sabato 18 novembre 2017

LA MANIPOLAZIONE DELLE ONDE CEREBRALI


















Maurizio Blondet ha diffuso un "messaggio ai naviganti" postato da Giulietto Chiesa su Su Facebok: Mi arrivano messaggi inquietanti, anche dalla cronaca quotidiana. Segni di vero e proprio impazzimento dei singoli. E dei popoli (perché da tempo ho capito che i popoli possono uscire di senno, esattamente come gli individui). In altre epoche succedeva. Ma più raramente. Non posso qui fare esempi, ma ciascuno può trovarli nella propria esperienza.


Ciò che accade in questa epoca è tuttavia molto angosciante. È come se tutti, molti, stessero “perdendo il controllo” di se stessi. Ho una spiegazione possibile (non certa, ma probabile): stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana, dove le nostre abitudini non funzionano più a difesa dei nostri equilibri. È l’effetto dello choc da “modernizzazione”, da “globalizzazione”. Le tecnologie che abbiamo costruito stanno accelerando con violenza inaudita molte delle nostre funzioni cerebrali.

Ma l’evoluzione tecnologica (che si misura ormai sulla scala di pochi anni) non ha nulla a che vedere con i tempi dell’adattamento dell’individuo, che si misurano sulla scala delle centinaia di migliaia di anni, come minimo dei secoli. Per questo, io credo, stiamo diventando sempre più “squilibrati”: a seconda del grado di dipendenza dei fattori “innaturali” che ciascuno di noi (e tutti insieme) stiamo introiettando nella nostra psiche.

“Stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana”: ben detto. (vedi fonteMa  forse c’è dell’ altro?
Guardate questo video: un Test sulla "frequenza che fa piangere le persone"

Il video è una trovata pubblicitaria per un libro. Ma quanto c’è di vero?

Fu negli anni sessanta: uno scienziato di alto livello ci mise in guardia.
Gordon MacDonald fu membro dell’Organo di Consulenza Presidenziale ed in seguito membro del consiglio per il controllo tecnologico con propositi militari. Scrisse nel 1968: Entro l’anno 2018, la tecnologia metterà a disposizione ai leader delle maggiori nazioni una varietà di tecniche per condurre una guerra segreta, di cui solo una minima parte delle forze di sicurezza debbano essere informate. Una nazione può attaccare un concorrente di nascosto con mezzi batteriologici, indebolire accuratamente la popolazione (seppure con un minimo di morti) prima di prendere il controllo con le proprie forze armate. In alternativa, potrebbero essere impiegate le tecniche di modificazione del clima per causare prolungati periodi di siccità o tempeste, indebolendo in tal modo la capacità di una nazione e costringendola ad accettare le richieste del concorrente”.

Nella pubblicazione di una raccolta di testi con il titolo Toward the year 2018 troviamo le voci di una dozzina di eminenti personaggi di spicco tra scienza e tecnologia, tra di essi MacDonald che traccia le sue (pre)visioni sulle guerre future nel capitolo “Space”.
Il suo saggio “Unless Peace Comes” (A meno che non venga la pace) parla della manipolazione ed ilcontrollo del tempo,del clima e della mente. (leggi altro qui)

ESTRATTO (traduzione NoGeoingegneria)

ONDE CEREBRALI IN TUTTO IL MONDO?

Ad un’altezza di 40-50 chilometri sopra la superficie terrestre, si trova un numero sostanziale di particelle cariche che rendono questa parte dell’atmosfera, la ionosfera, un buon conduttore di elettricità. Anche le rocce e gli oceani sono dei conduttori migliori della bassa atmosfera. Così, noi viviamo in un’atmosfera isolata tra due scudi conduttori sferici o, come gli ingegneri radio direbbero, in una cavità Terra-ionosfera, o in una guida d’onda (le cui pareti sono costituite appunto dall’alta atmosfera e dalla crosta terrestre). Le onde radio, colpendo entrambi gli scudi conduttori, tendono ad essere riflesse nella cavità e questo fenomeno è ciò che rende possibile la comunicazione radio a lunga distanza. Solo recentemente, tuttavia, c’è stato dell’interesse nelle risonanze elettriche naturali all’interno della guida d’onda Terra-ionosfera. Come ogni cavità di questo tipo, la guida d’onda Terra-ionosfera tende a sostenere le oscillazioni radio a determinate frequenze in preferenza ad altre.




Queste frequenze risonanti sono principalmente determinate dalla dimensione della Terra e dalla velocità della luce, ma le proprietà della ionosfera le modificano in una certa misura. Le risonanze più basse partono da circa 8 cicli al secondo, molto al di sotto delle frequenze ordinariamente utilizzate per le comunicazioni radio. A causa della loro lunga lunghezza d’onda e della piccola intensità di campo, esse sono difficili da rilevare. Inoltre, si attenuano in fretta, entro 1/16 di secondo o giù di lì; in termini ingegneristici, si direbbe che la cavità ha una costante di breve periodo. Le oscillazioni naturali di risonanza sono eccitate dai fulmini, i fulmini terra-cielo sono una fonte molto più efficiente rispetto alle scariche orizzontali nuvola-nuvola. In media, circa 100 fulmini si verificano ogni secondo (principalmente concentrati nelle regioni equatoriali) così che circa sei lampi sono a disposizione per introdurre energia prima che un’oscillazione particolare si plachi. Una intensità tipica del campo di oscillazione è dell’ordine di 0,3 millivolt per metro. La potenza delle oscillazioni varia geograficamente.

Ad esempio, per una sorgente situata all’equatore in Brasile l’intensità massima dell’oscillazione è vicina alla sorgente e alla parte opposta della Terra (vicino all’Indonesia). L’intensità è minore nelle regioni intermedie e verso i poli. Si possono immaginare diversi modi per aumentare l’intensità di queste oscillazioni elettriche. Il numero di fulmini al secondo potrebbe essere rafforzato artificialmente aumentando il loro numero originale. Sono stati compiuti notevoli progressi nella comprensione della fisica dei fulmini e di come potrebbero essere controllati. Le oscillazioni naturali sono eccitate dai lampi che si verificano casualmente.



La produzione di fulmini a tempo aumenterebbe l’efficienza con cui l’energia viene immessa in un’oscillazione. Inoltre, la costante temporale dell’oscillazione sarebbe raddoppiata da un aumento di quattro volte della conducibilità elettrica della ionosfera, in modo che qualsiasi sistema per migliorare la conduttività (ad esempio, iniettando prontamente vapore ionizzato) riduca le perdite di energia e allunghi la costante temporale,così da consentire un maggior numero di fulmini graduali prima del decadimento di un’oscillazione. Le oscillazioni elettriche potenziate a bassa frequenza nella cavità Terra-ionosfera possono essere messe in relazione a possibili sistemi di arma qualora si rivolga lo sguardo ad un aspetto poco conosciuto della fisiologia del cervello.



L’attività elettrica nel cervello è concentrata su determinate frequenze, alcune estremamente lente, pressappoco attorno ai cinque cicli al secondo, ed una cospicua attività (il cosiddetto ritmo alfa) si svolge a frequenze di circa una decina di cicli al secondo. Alcuni esperimenti sono stati fatti con l’uso di una luce pulsante per influenzare il ritmo alfa del cervello in sincronia innaturale con essa, la stimolazione visiva porta alla stimolazione elettrica. Ci sono anche lavori sulla guida elettrica diretta del cervello. Negli esperimenti trattati da Norbert Wiener, un foglio di stagno viene agganciato al soffitto e collegato ad un generatore che lavora a dieci cicli al secondo. Con potenziali di ampio campo di uno o due volt per centimetro oscillanti al ritmo alfa-frequenza, i soggetti umani sottoposti ai suoi effetti percepiscono sensazioni decisamente spiacevoli.

Il Brain Research Institute dell’Università della California, sta studiando l’effetto di campi di oscillazione deboli sul comportamento umano. I potenziali di campo in questi esperimenti sono dell’ordine di pochi centesimi di volt per centimetro. I soggetti mostrano un piccolo, ma misurabile degrado delle prestazioni quando esposti a campi oscillanti per periodi fino a quindici minuti. I potenziali di campo in questi esperimenti sono ancora molto più forti, di un fattore di circa 1.000, delle oscillazioni naturali osservate nella cavità Terra-ionosfera.



Tuttavia, come notato in precedenza, l’intensità delle fluttuazioni naturali potrebbe essere aumentata notevolmente e in linea di principio può essere mantenuta per lungo tempo, dato che le tempeste tropicali sono sempre disponibili per essere manipolate. La corretta posizione geografica della sorgente luminosa, accoppiata ai fulmini artificiali prodotti al momento giusto, potrebbe portare ad un modello di oscillazioni che produca livelli di potenza relativamente elevati su determinate regioni della Terra e livelli sensibilmente più bassi su altre regioni. In questo modo, si potrebbe sviluppare un sistema in grado di compromettere gravemente le prestazioni del cervello in popolazioni molto grandi, in regioni selezionate, e per un periodo prolungato. Il quadro che ho delineato è effettivamente inverosimile, ma l’ho usato per indicare le connessioni piuttosto sottili tra le variazioni delle condizioni ambientali dell’uomo ed il suo comportamento. Le perturbazioni dell’ambiente possono produrre cambiamenti nei modelli di comportamento.

Dal momento che la nostra comprensione della manipolazione sia comportamentale che ambientale è rudimentale, i piani di alterazione comportamentale a prima vista sembrano irrealistici. Non importa quanto sia profondamente inaccettabile per alcuni il pensiero di usare l’ambiente per manipolare il comportamento per vantaggio nazionale, la tecnologia che consentirà tale utilizzo sarà sviluppata molto probabilmente nei prossimi decenni.

TESTO INTEGRALE in .doc: "COME DEVASTARE L’AMBIENTE"  di Gordon J.F.MacDonald

https://www.ilportaledelmistero.net/single-post/2017/10/14/LA-MANIPOLAZIONE-DELLE-ONDE-CEREBRALI

Salvare il salvabile... Fuga dalla UE e dalla NATO, al più presto!







Quando, per chi lo ricorda, uscì sugli schermi del nostro sventurato Paese 1997: fuga da New York di John Carpenter, regista di horror e fantascienza a basso costo con al suo attivo alcuni titoli preveggenti, (oltre a quello testé citato, l'inquietante Essi vivono), le immagini di quella pellicola ci sembravano fantasie lontane, fantascienza appunto.


Oggi, dopo decenni di sonno comatoso, anche l'italiano medio – quello che si agita per la sconfitta della propria squadra in trasferta, ma che continua a seguire imperterrito campionati truccati – inizia ad avvertire di essere precipitato in un mondo in cui la fantascienza è stata superata da una realtà mostruosa, tale da rendere 1984, di George Orwell, lettura di intrattenimento per scuole medie inferiori.

Certo, chi fa parte della casta collaborazionista (la categoria più odiosa è quella dei radical chic),vive sempre alla grande – o almeno crede – e ci dirà tutt'ora, citando un articolo di Repubblica, che questo è il migliore dei mondi possibili, il regno della libertà e della democrazia, dove chi non può avere figli avrà persino un utero in affitto (e chissà se chi non può permettersi nemmeno un monolocale, potrà permettersi almeno quello...); con tanto tempo libero a disposizione da impiegare nei viaggi, nello yoga, nella meditazione, neibotox party, in cui ci si inietta un po' di botulino antirughe per apparire eternamente giovani.

Ma sorvoliamo sui rentiers e altri dorati cascami umani assimilabili: essi non pagheranno mai, per il semplice fatto che siamo noi a pagare per loro.

Passiamo alla classe media, o meglio ciò che ne rimane.
Chi – beato lui, perché oggi la schiavitù è una conquista - ha ancora un lavoro, tenta di esorcizzare la realtà con uno scambio di battute davanti alla macchina del caffè dell'ufficio sull'ultimo programma visto in tv; con un tradimento coniugale organizzato via smartphone(di marca, per carità!); oppure rifugiandosi nell'effige del salvatore di turno: Cristo è passato di moda, ora ci sono Grillo, Renzi, o qualunque uomo-immagine fabbricato dal sistema di potere per infinocchiare i diversamente intelligenti. Deluso anche dal movimento cinque stelle, visto l'impoverimento inesorabile, voterà il nascente cinque stalle.

Chi, invece, un lavoro non lo ha più, se ha potuto è emigrato, se non ha potuto, vive a ricasco di qualcuno (“per farsi amare” diceva Flaiano “bisogna farsi mantenere”); oppure è riverso in qualche angolo di strada da dove la visione della realtà non è offuscata dalle luci della televisione e dove “la durezza del vivere” che predica Monti (naturalmente per gli altri), gliene ha tolta anche la voglia.

Tuttavia, persino chi la propaganda, scientemente fin dai banchi di scuola, ha annichilito nelle proprie capacità di essere razionale – sempre che tra i bipedi a stazione eretta tali facoltà esistano (come qualcuno ha scritto, la migliore prova che esista vita intelligente nell'universo è che nessuno ha mai cercato di contattarci) – si rende conto che si sta materializzando un vero e proprio incubo e che le spiegazioni ufficiali – della tv, della stampa, dei governi - stridono con l'enormità dei fenomeni in corso: non ultima l'invasione programmata per sostituire gli attuali popoli europei.

Quali sono queste spiegazioni ufficiali?
Be', la corruzione continua a spiegare quasi tutto. Sono tutti ladri: è per questo che dopo i quaranta cadono i capelli; il resto è dovuto alla cattiveria di Putin. Oltre siffatti “ragionamenti”, adatti alle classi differenziali del secolo scorso, c'è solo la globalizzazione, un altro concetto onnicomprensivo e spacciato per naturale, inevitabile e non storicamente determinato dai poteri dominanti.

Eppure, se esistessero in giro cervelli in grado di articolare un pensiero, ci si sarebbe posta una semplice domanda: come mai la corruzione c'è sempre stata, ma prima si stava meglio?

Certuni, anche grazie all'opera divulgativa di sparuti intellettuali, hanno capito che l'euro c'entri qualcosa. Ma quasi nessuno è andato avanti nella spiegazione. Del resto, andare avanti può costare la reputazione, la carriera, la vita: dipende quanto avanti si va e il coraggio – scriveva Manzoni - “uno non se lo può dare”, specialmente in un Paese, citando Longanesi, in cui sulla bandiera nazionale, dovrebbe essere scritto, a caratteri cubitali: “Tengo famiglia”.

E così, ben pochi hanno cominciato ad allargare l'orizzonte dello sguardo: l'italiano soffre di miopia e più di quanto gli è vicino non riesce a vedere.

Qualcuno, timidamente, ha cominciato a tirare in ballo l'Unione Europea, ma come se si trattasse di un'entità indipendente e non di un progetto americano, teso - all'indomani della seconda guerra mondiale - a mantenere in pugno l'Europa occidentale, impedendo di fatto che potenze antagoniste agli Stati Uniti potessero contenderne il dominio e, soprattutto, saldare i propri interessi con quelli russi, come è naturale vista la prossimità geografica.

In particolare, l'intendimento americano è stato – ed è - quello di impedire che la Germania si avvicini alla Russia e che rimanga strettamente legata al carro atlantico. L'euro è nato anche a tale scopo: favorire l'economia tedesca per dare alla Germania una posizione di predominio in Europa (precisamente di sub-dominio rispetto agli USA), che la distogliesse dalle tentazioni di pericoloseliaisons con la Russia. Ed è, ovviamente, una delle principali ragioni per le quali la nefasta unità monetaria non viene smantellata (in questo modo, tra l'altro, lo Zio Sam, quando deve il cattivo in Europa, si traveste da tedesco e gli fa fare il lavoro sporco...).

Una volta per tutte, bisognerebbe far comprendere ai sonnambuli che ci circondano che non esiste “L'Europa”, né mai esisterà: essa è pura mistificazione della propaganda. Si tratta soltanto di una propaggine del declinante impero americano.

In tale quadro, l'Italia è l'ultima delle colonie, il Paese servo per eccellenza, un Paese che non decide nulla e con una classe dirigente, politica e imprenditoriale, non corrotta perché rubi, ma corrotta perché collaborazionista e nemica della propria nazione e quindi degli interessi della maggioranza. Nel suo libro Omaggio agli italiani, la compianta Ida Magli ha raccontato come la nostra storia sia quella dei continui tradimenti delle élites ai danni dei governati, cioè nostri.

Purtroppo, è l'inevitabile portato storico di un processo di unificazione eterodiretto da potenze straniere, mistificato dai miti del Risogimento e risoltosi con una annessione del Meridione e nessun serio tentativo di creare una coscienza nazionale, pericolosa perché avrebbe potuto fare del nostro Paese una potenza autonoma e scomoda nell'arena geopolitica internazionale.

È qui, in questa mancanza di una visione storica elementare, che cadono gli illusori movimenti “sovranisti” – del resto praticamente risibili – che vorrebbero attecchire nella penisola.

Come ha scritto Gianfranco La Grassa, viviamo in un periodo che assomiglia agli ultimi decenni dell'ottocento, quando un altro impero, quello inglese, stava inesorabilmente declinando, a fronte dell'emergere di potenze antagoniste, su tutte gli Stati Uniti. E, oggi, sono proprio gli Stati Uniti che tentano di difendere la propria traballante supremazia, trasformando l'Europa in un fortino anti-russo, con una incessante espansione della Nato verso oriente, cercando di resistere, inutilmente, al vento inarrestabile della storia che sta proiettando nuovi attori globali (in primisRussia e Cina) verso il palcoscenico di un mondo multipolare.

Con tanti saluti all'eccezionalismo dello Zio Sam, è giunta l'ora che faccia le valigie e torni al di là dell'Atlantico a mangiare hamburger.

Ma lo Zio Sam non si arrende così facilmente: sta facendo di tutto per ritardare il suo ritiro nell'ospizio della storia e ha messo in opera lastrategia del caos.

Il caos, infatti, è scientificamente organizzatoai confini dell'impero, per ostacolare il coagulo di nuove alleanze geopolitiche in funzione anti-americana che potrebbe ulteriormente accelerare la caduta della superpotenza yankee.

Regimi strategicamente importanti sono destabilizzati e rovesciati mediante falsi rivolgimenti spontanei, promossi e finanziati da ONG coordinate dalla CIA (il caso delle varie “primavere”, come dell'Ucraina); oppure manipolando il terrorismo - così come avviene almeno dagli anni settanta, quando la famigerata strategia della tensione insanguinò l'Italia con la messa in scena di opposti estremismi, per dar luogo a una restaurazione autoritaria decisa a Washington.

Secondo questo disegno, attraverso ripetuti attentati terroristici e l'invasione demografica è artatamente creata instabilità sociale nelle colonie europee, al fine di indebolirle e meglio controllarle, rendendo ancora più improbabile che si riorganizzino dal punto di vista geopolitico.

Intanto, la distruzione delle organizzazioni statuali prosegue senza sosta, mediante la cessione della sovranità residua ad organismi sovranazionali centralizzati, non eletti democraticamente e controllati dalla longa manus di Washington.

Avanza, di conserva, la distruzione dell'identità dei popoli e del legame con il proprio territorio (l'incentivo all'emigrazione, o alla “libera circolazione”, come è chiamata nel linguaggio propagandistico, va proprio in questa direzione); e l'annientamento dei popoli stessi, fisicamente sostituiti con immigrati di culture differenti e inassimilabili, in modo da costruire un mosaico multietnico di interessi contrastanti e inconciliabili in nome di un interesse comune, che si riconosca in un territorio e voglia difenderlo. Il progetto imperiale prevede, infatti, anonimi territori coloniali, sprovvisti di storia comune e abitati da individui sradicati in perenne conflitto tra loro.

Anche i generi sessuali sono moltiplicati per aumentare divisione e conflittualità e l'omosessualità è salvaguardata e promossa perché – come aveva intuito la Magli ne La dittatura europea - è un modo astuto di sterilizzare la razza bianca (i mussulmani sono refrattari alla propaganda gay).

Dal punto di vista dell'ingegneria sociale, il progetto imperiale prevede la cancellazione della storia e della geografia (ecco la ragione per cui lo studio di quest'ultima è stata abolita dalla riforma Gelmini). Il modello della società globale è costituito da internet (tecnologia nata in ambito militare – Arpanet il suo nome originario - non a caso resa disponibile gratuitamente): una indistinta e virtuale rete mondiale (World Wide Web), abitata da un essere umano de-territorializzato, che esiste appunto in questo non luogo geografico e in un eterno presente, creato mediante la simultaneità degli scambi (tempo e spazio sono dimensioni collegate ed internet annulla l'una e l'altra).

Internet, ad oggi, è stato il più intelligente – direi geniale – cavallo di Troia della globalizzazione.

Geniale anche come strumento di controllo totale, capace addirittura di dare al suo utente controllato l'illusione della libertà e di ottenere spontaneamente, anzi con voluttà, informazioni sensibili che una volta i servizi segreti dovevano sudare sette camice per carpire. Neppure l'istituzione della confessione era arrivata a tanta perfezione. (Se si vuole avere un'idea di che cosa sia questo grande fratello, così amato dai sudditi, che accumula dossier particolareggiati su ognuno di noi e il cui utilizzo è incentivato in ogni modo, si legga Il potere segreto dei matematici, di Stephen Baker).

E prosegue, altresì, il saccheggio e lo sfruttamento economico delle colonie europee. Le bombe demografiche, con l'arrivo di un esercito di nuovi schiavi, oltre a creare il caos e lo sgretolamento del tessuto sociale, tengono alta la disoccupazione, portando i salari sempre più al ribasso e scatenando una guerra fra poveri.

La pressione demografica e la diminuzione del gettito fiscale, dovuto all'alto numero dei disoccupati e al calo dei salari, generano ulteriori pressioni sulle casse degli Stati perché si privatizzino pensioni e sanità, ormai economicamente insostenibili.

Nell'ottica imperiale, infatti, tutto deve essere privatizzato, naturalmente a esclusivo beneficio dell'impero e dei suoi collaborazionisti e scherani. (In questo delirio acquisitivo dell'homo habensamericano si è arrivati addirittura a brevettare le specie biologiche esistenti in natura).
In ultimo, di pubblico non esisterà più nulla e gli Stati esisteranno solo in funzione di esattori delle imposte per conto dell'impero.

La sottomissione di un impero così vasto non si ottiene soltanto con la forza militare e la compiacenza delle élites a libro paga, ma anche con quella dei sudditi. In questo gli americani sono indiscussi maestri, padroneggiando come nessuno le sottili armi della propaganda, di cui Holliwood è stata per molto tempo la punta di diamante.

La colonizzazione culturale ha sempre accompagnato la penetrazione americana – altro tema che i cosiddetti sovranisti nostrani non comprendono – e fa più danni un telefilm americano di un discorso di Renzi a reti unificate.

Questa penetrazione subdola e melliflua, attraverso l'intrattenimento, ha ormai contaminato la nostra cultura fino al linguaggio, infarcito in maniera ossessiva di americanismi e dove si è arrivati al punto che battezzare qualcosa (un programma televisivo, un libro, persino una società a responsabilità limitata) senza un termine inglese, equivale a dequalificarlo come vecchio e deteriore.

Chi ha studiato un po' sa che pensiero e linguaggio sono interrelati e il secondo influenza largamente il primo (v. il determinismo linguistico di Whorf); quindi, parlare con termini americani significa pensare in termini americani. È per questo che la propaganda è così attenta al linguaggio ed è stato inventato il politicamente corretto: quello che non si può più dire, si finisce per non pensarlo nemmeno più. E quello che si dice, si finisce col pensarlo.

Un popolo che perde la sua lingua, perde la sua identità, perché i termini di una lingua cristallizzano i postulati fondamentali di una filosofia implicita, nei quali è espresso il pensiero di quel popolo e di quella civiltà.

Ci sarebbe da ridere, se non fosse tragico: una volta, in un documento aziendale, ho visto scrittoad Ok, invece che il latino ad hoc.

Nel nostro Paese, culla del Rinascimento, siamo giunti – passando da Machiavelli a Renzi, da Giuseppe Verdi a X Factor, da Storia della mia vita di Casanova a Rocco, ti presento mia mogliedi Rocco Siffredi - all'annichilimento culturale: non c'è più un libro che si possa leggere, un film che si possa vedere, neppure una canzonetta ascoltabile. In questo deserto, ha buon gioco qualunque obbrobrio proveniente da oltreoceano; e quel poco che viene da noi prodotto non ne è che lo scimmiottamento. La nostra cultura qualitativa è stata trasformata in una incultura quantitativa.

L'abbassamento del gusto, l'annientamento di ogni pensiero critico (considerato dal potere una pericolosa recidiva intelligente dell'homo videns), sono perseguiti con determinazione, a partire dalla riforma della scuola: il programma prevede di eliminare l'analfabetismo di ritorno, rafforzando quello di partenza.

Accenniamo, per concludere, all'atmosfera di perenne guerra strisciante in cui siamo costretti a vivere. Una guerra che si gioca su tutti i terreni: culturale, economico, e naturalmente militare. Una guerra che pervade l'aria come un gas asfissiante, che nelle zone di frizione con la Russia (l'Ucraina, la Siria, gli Stati baltici) rischia di deflagrare in scontro aperto, extrema ratiodell'impero americano: scagliare l'attacco profittando della superiorità militare, oppure perire.

No, non ho dubbi: non c'è fantascienza peggiore di questa realtà americanizzata, di questo morente impero che ci tiene prigionieri e ci costringe non più a scappare da New York, bensì dall'intera Europa.

Eppure dovremmo riprenderci il nostro Paese. Ma la cosa in Italia è impossibile: perché non l'abbiamo mai posseduto e quindi non abbiamo neppure la coscienza che sia nostro; e l'italiano si cura solo della propria conventicola, cui appartiene per nascita o entra per cooptazione. Come scrisse Sant'Agostino: extra ecclesia, nulla salus.

E, infine, perché un paese di servi sa solo immaginarsi un nuovo padrone e per quieto vivere si accontenta di quello che ha.

Lasciamoci con una citazione da La pelle, di Curzio Malaparte, alla quale non si può aggiungere davvero nulla, se non l'amara constatazione che lo spirito di un popolo non cambia mai:

“E più affettuoso onore gli era venuto, nei giorni della liberazione, dal suo rifiuto di far parte del gruppo di signori napoletani prescelti per offrire al Generale Clark le chiavi della città. Del qual rifiuto si era giustificato senza alterigia, con semplice garbo, dicendo che non era costume della sua famiglia offrir le chiavi della città agli invasori di Napoli, e che egli non faceva se non seguir l'esempio di quel suo antenato, Berardo di Candia, che aveva rifiutato di rendere omaggio al re Carlo VIII di Francia, conquistatore di Napoli, sebbene anche Carlo VIII avesse, ai suoi tempi, fama di liberatore. «Ma il generale Clark è il nostro liberatore!» aveva esclamato Sua Eccellenza il Prefetto, che per primo avuto la strana idea di offrire le chiavi della città al Generale Clark.

«Non lo metto in dubbio» aveva risposto con semplicità cortese il Principe di Candia «ma io sono un uomo libero, e soltanto i servi hanno bisogno di essere liberati». Tutti si aspettavano che il Generale Clark, per umiliare l'orgoglio del Principe di Candia, lo facesse arrestare, com'era usanza nei giorni della liberazione. Ma il Generale Clark lo aveva invitato a pranzo e lo aveva accolto con perfetta cortesia, dicendosi lieto di conoscere un italiano che aveva il senso della dignità.”

Francesco Mazzuoli

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