Translate

venerdì 30 settembre 2016

Dal Ponte alla Brebemi, le opere del gatto e la volpe


31dbs03g01_01_01-k1ad-u43040223998525lud-1224x916corriere-web-bergamo-593x443












Visto che si ritorna a parlare di Ponte sullo stretto, sia come compensazione affaristica per le Olimpiadi mancate, sia come specchietto per le allodole in vista del referendum, sia come nuova ipotesi di patto con la parte più oscura del Sud attraverso una grande opera del tutto inutile senza prima mettere mano alla strutture fatiscenti di Calabria e Sicilia, c’è da incazzarsi e dire che non se ne può più, che è ora di uscire  da una logica perversa che costa montagne di miliardi, sottratti al welfare e alla dignità dei cittadini, in cambio di opere gadgets. E che dietro la presunta innocenza di teorie e prassi economiche, si nasconde in realtà il contrario della ragione e del buon governo.
Certo il guappo ci mette del suo per far intravedere il futile e il marcio dietro il sipario , ma ricordo benissimo i turibuli al vento quando si decise di dare inizio alla costruzione della Brebemi ovvero della nuova autostrada Brescia – Milano, calco di un futuro fondato sul privato e sul project financing, l’immancabile inglesorum per i citrulli che in realtà non vuol dire proprio nulla dal momento che indica come le spese di progetto verranno coperte dai ricavi di cassa del progetto stesso, ovvero  la forma base e ovvia di qualsiasi impresa: investimento e ricavo dalla produzione sia essa materiale o immateriale. Però il capitalismo è molto abile a creare parole per fingere un progresso e nel caso italiano esse vengono usate per nascondere un regresso, in questo caso l’affidamento a privati di servizi universali che essi concepiscono giustamente in ragione dei loro profitti. Con un vantaggio però che i finanziamenti stessi per la loro utilità generale vengono garantiti almeno in gran parte dai soldi pubblici, se non sono direttamente soldi pubblici quelli che vengono prestati come è accaduto per la Brebemi dove il grosso è stato scucito dalla Cassa depositi e prestiti. Dunque si può osare sul velluto e in accordo col milieu politico mettere in piedi opere, magari devastanti per l’ambiente, di scarsa utilità i cui ricavi si rivelano poi di gran lunga inferiori a quelli ipotizzati per favorire il grande affare.
Così la logica si inverte, si fa ciò che porta profitti a pochi, non ciò che serve.E se poi se l’errore è clamoroso, niente paura interviene lo Stato. Così adesso per salvare l’impresa che vede un traffico di due terzo inferiore rispetto a quello preventivato come il minimo per ripagare i costi , si sono dovuti regalare 320 milioni a fondo perduto, più altre consistenti cifre nell’ambito di un piano di finanziario di recupero, il che non ha impedito agli 11 consiglieri di amministrazione della Brebemi di aumentarsi lo stipendio e portare i loro assegni annuali a 626 mila euro l’anno. Del resto per tenere in piedi l’impresa la concessione è stata aumentata di sei anni (e dire che il consorzio aveva vinto basandosi sulla brevità di quest’ultima), gli azionisti incassano un rendimento garantito del 6,8% sul capitale investito e dulcis in fundo avranno diritto a una buonuscita di 1,2 miliardi di euro. Avranno la pancia bella piena nonostante siano autori di un’impresa fallimentare.
E badate il fallimento non è solo frutto di destino e di errori. Certo nel 2009 anno di inizio della costruzione la crisi già c’era, ma si pensava sarebbe passata in fretta con la tipica ottusa arroganza liberista. Però era proprio di base che il progetto non funzionava: che senso aveva costruire un autostrada il cui pedaggio è del 50 %  superiore a quello della Milano Bergamo Brescia per ovvi motivi di recupero spese, che passa per un territorio agricolo con scarsa densità di popolazione e che per di più permette di risparmiare solo 4,4 chilometri? Le centinaia di ettari di terreno produttivo bruciato dal nuovo nastro d’asfalto e i 2,4  miliardi spesi che alla fine graveranno sul bilancio pubblico, valgono questo misero risparmio che oltretutto si traduce in un pedaggio molto più alto? Chiaramente no, com’è ampiamente dimostrato dall’insuccesso: quell’autostrada si è fatta non perché servisse davvero, ma perché sembrava un buon sistema per fare soldi. Del resto Maroni che stanziò a suo tempo 60 milioni a fondo perduto per l’opera mise nella Autostrade Lombarde, la società controllante, un suo uomo di fiducia, tale Andrea Mascetti, personaggio che svolge “una intensa attività di ricerca storica e archeologica sui popoli celtici, germanici e alpini”, dunque un vero esperto di traffico e di autostrade. Ma non ce ‘era bisogno: bisognava essere esperti di ben altre cose.

fonte https://ilsimplicissimus2.com/2016/09/29/dal-ponte-alla-brebemi-le-opere-del-gatto-e-la-volpe/

La cosa che continua a ronzarmi nel cervello è il numero di voti che prese il ducetto quando fu eletto Sindaco di Firenze.




Di Stefano Davidson
La cosa che continua a ronzarmi nel cervello è il numero di voti che prese il ducetto quando fu eletto Sindaco di Firenze, ovvero quando con l'aiuto di B. che gli schierò contro Giovanni Galli (portiere del Milan ma nulla di piu) vinse a Firenze:
99 mila e rotti.
Queste sono le uniche elezioni politiche che chi pretenderebbe di riformare il Paese abbia mai vinto in vita sua.
È normale?
Dico è normale che costui sia stato chiamato a salvare l'Italia?
Giovanni Galli ne prese il 65.000 e rotti!...
A De Magistris cosa dovrebbero affidare allora, le sorti della UE come minimo.
Voglio dire ma è possibile che nessuno si sia accorto della stortura insensata e macroscopica di quanto iniziato con Monti? Questa hylarotragedia (come l'avrebbe chiamata Manganelli. No non il poliziotto) ha sempre più i toni di una farsa. Siamo al "non gioco più e mi porto via la Costi...pardon... il pallone" di quando era adolescente.
Va bene le balle a raffica senza ritegno su tutto e il contrario di tutti ma via... "il referendum non è su di me" è oltre il patetico, siamo dentro al patologico grave in compenso.
Ha promosso una "vigilessa" a capo dell'ANAC (e non ha nemmeno i requisiti anagrafici! Ma quante multe gli ha levato questa qui?) Ha messo i' 'arrai alla cyber informatica. Ma 'aligola e i' su 'avallo a tavola a mangiar ni piatto gli fanno 'na sega al rignanese.
Tutto mi sembra davvero un test per vedere fino a che punto una massa è senza capacità di ragionamento e perspicacia di fronte a cose per capire le quali basterebbe averne poco più che a un livello elementare.
E si discute anche nel merito di certe follie.
Qualcuno addirittura ha data valenze poitiche al signor "tecnicalismo" di cultura "umanistica".
Siamo di fronte al nulla cosmico sotto ogni punto di vista. Un esperimento mediatico (anche se spererei medianico perché vorrebbe dire che è di altro mondo) su un gregge a caso quotidie massaggiato neuronalmente
E voglio proprio vedere come va a finire.
Stefano Davidson

ITALIA: RENZI CONSEGNA NELLE MANI DELLA J.P. MORGAN IL SISTEMA BANCARIO ITALIANO


morgan.jpg


katehon

28.09.2016
In un articolo del Wall Street Journal svelato all’opinione pubblica a chi il Governo Renzi ha chiesto di risolvere i problemi degli istituti di credito del Belpaese. La scoperta ha dell’incredibile.
Incredibile. Dopo aver coordinato tentativi ripetuti e sinora infruttuosi tesi a soccorrere le banche più in difficoltà del paese, il governo italiano si è gradualmente orientato verso un improbabile salvatore: il presidente e amministratore delegato di J.P. Morgan Chase & Co., James Dimon. Il finanziere, riferisce il “Wall Street Journal”, è un “italofilo”: la sua banca ha istituito da tempo una presenza consolidata nel paese ed ha stretto solidi legami con le sue istituzioni.
Al contrario di molte banche europee, può vantare un bilancio in grado di sostenere importanti operazioni di riordino. Resuscitare le banche italiane più sofferenti “è un compito sconfortante e denso di rischi, una delle sfide fondamentali poste dalla finanza europea”: gli istituti di credito del Belpaese, com’è noto, sono gravati da una quantità eccessiva di sofferenze bancarie, e i regolamenti post-crisi impediscono allo Stato di intervenire con decisione per risolvere il problema.
In questo contesto, J.P. Morgan è gradualmente emersa come la migliore speranza dell’Italia, forse l’ultima: lo scorso luglio ha fatto da parte i competitori ed ha capitanato un ambizioso piano di salvataggio di Monte dei Paschi di Siena (Mps), dopo essersi appellato al consiglio di amministrazione dell’istituto di credito senese, ed aver intrattenuto colloqui di alto livello con funzionari del governo italiano. J.P. Morgan figura anche tra i soggetti che si sono attivati per sostenere la più grande banca italiana, UniCredit Spa, a sua volta alle prese con un difficile processo di riordino patrimoniale. Recentemente, il gruppo di Dimon ha anche aiutato Banca Popolare di Bari SCpA a liberarsi di mezzo miliardo di crediti deteriorati.
Il ruolo della grande banca d’investimenti statunitense, sottolinea il “Wall Street Journal”, non è passato inosservato: “Credo che J.P. Morgan stia esercitando una influenza eccessiva negli affari bancari italiani”, ha recentemente affermato Pietro Laffranco, esponente del partito Forza Italia e membro della commissione Affari finanziari della Camera dei deputati. Questa estate Dimon ha visitato l’Italia per celebrare i cento anni di attività della sua banca nel paese; l’ad non ha perso l’occasione per ribadire il suo amore per l’Italia: “Mi piacerebbe potervi trascorrere più tempo”, ha dichiarato.
Il dossier Mps, però, si preannuncia un rebus non indifferente anche per un colosso come J.P. Morgan: non è chiaro come la banca statunitense e gli altri soggetti che riuscirà a coinvolgere riusciranno ad assorbire un aumento di capitale da 5 miliardi di euro e 28 miliardi di crediti deteriorati. Il problema è anzitutto la fiducia: sinora nessuna banca si è impegnata a sottoscrivere l’aumento di capitale di Mps. Potenzialmente più allettante è il piano, per ora soltanto abbozzato, per la creazione di un veicolo separato preposto allo smaltimento delle sofferenze, finanziato da prestiti di diverse banche. Questa entità, scrive il “Wall Street Journal”, potrebbe fruttare alle banche coinvolte diverse centinaia di milioni di dollari sotto forma di commissioni e interessi.
Tra gli investitori, comunque, domina perlopiù lo scetticismo: gli otto miliardi di euro che Mps ha raccolto dagli investitori negli ultimi anni si sono volatilizzati, ed ora la banca italiana ha una quotazione di mercato di appena 550 milioni di euro. Se il piano di salvataggio dovesse fallire, e i partecipanti trovarsi con un pugno di mosche, il panico potrebbe propagarsi con effetti devastanti all’intero settore bancario italiano. Se invece J.P. Morgan avrà successo, scolpirà nella pietra il suo ruolo di interlocutore privilegiato del governo italiano per il settore bancario, e spalancherà le porte al rilancio di una serie di altre banche locali che necessitano di ristrutturazioni o fusioni
fonte https://sadefenza.wordpress.com/2016/09/29/italia-renzi-consegna-nelle-mani-della-j-p-morgan-il-sistema-bancario-italiano/

Il Sacro Serpente della Mafia Khazariana

Jonas E. Alexis

veteranstoday.com

La cabala del giudaismo offre molti dei e dee, e si dice che sia costantemente fornicatore . Un dio maschio viene anche chiamato "Hesod", che significa "fallo maschile."












Yitzchak Ginsburgh

 Jonas E. Alexis & Texe Marrs
 Alexis: cita il rabbino Yitzchak Ginsburgh del Istituto Gal Einai e dice: "Proprio come Amalekrappresenta l'epitome del male, così fa del serpente positivo la rappresentanza dell'epitome del bene. Il Maschiach (Messia) stesso è indicato come sacro serpente, come accennato nel fenomeno che da valore numerico del Maschiach (358) è lo stesso di quello della parola che indica il 'serpente' (Nachash). Nello Zohar è detto che quando il santo serpente, Maschiach, ucciderà il serpente del male, egli potrà in tal modo con merito sposare la principessa divina, ed unirsi con l'origine delle anime di Israele e quindi portare la redenzione al mondo. "

Qual è l'articolazione quindi?


Marrs: la citazione di Rabbi Ginsburgh è rivelatrice. Rappresenta sicuramente gli insegnamenti fondamentali della religione del giudaismo e la sua Cabala. Sta dicendo che "Amalek" è l'epitome del male nel mondo. Amalek nel Talmud rappresenta tutte le genti, specialmente quelli che si oppongono agli ebrei e Israele. Mentre i Gentili (Amalek) sono estremamente malvagi, il loro opposto è il "serpente sacro." Come spiego nel mio libro, il serpente sacro degli ebrei , che il rabbino Ginsburg afferma del Sacro Serpente è in realtà il Messia o Salvatore (Maschiach) , degli ebrei. Ginsburgh suggerisce che la cabala Gematria (numerologia) conferma il collegamento Serpente-Messia. Egli fa notare che in Gematria, sia il Maschiach e il Santo Serpente hanno lo stesso valore numerico, 358.

Ginsburgh, è molto stimato dagli ebrei ed anche in Israele, continua a dire che il Zohar , il libro principale della Cabala, ci dice che il Sacro Serpente, Maschiach, finirà per uccidere il "serpente del male." Gli ebrei nella loro religione spiegano che il "serpente del male," rappresenta i cristiani e le altre genti che, nel giorno della Purificazione, rifiutano l'offerta generosa della Santo Serpente a consentire loro di consegnare i loro soldi e beni, rinunciando ai loro idoli (Gesù è il capo degli "idoli"), e di accettare di servire d'ora in poi i loro padroni ebrei. [1]

Dopo aver compiuto questa trasformazione della società e rinnovato il mondo, trasformandolo in "Utopia ebraica," [2] la Santo Serpente, Maschiach, avrà il "merito di sposare la principessa divina." Chi è questa principessa divina? Lei è Malkuth, la santa figlia, una delle dee politeiste adorate dai cabalisti ebrei. [3] Malkuth si dice che sia la "madre inferiore" nel Albero della Vita della Cabala. Lei opera dal "lato oscuro della luminosità" in cui vi è luce invisibile. Come tale, essa è la "Luce del mondo".

Malkuth, la principessa divina, è il corpo mistico di Israele
. Molti, ebrei pregano  lei,  come se lei fosse una scintilla divina, o emanazione della loro sconosciuto e misterioso "Dio," chiamato Ein Sof. Il suo matrimonio celeste con il Maschiach, il Santo Serpente, si dice, sia celebrato da tutti gli ebrei Giusti in tutto il mondo. Si segnala la redenzione divina per gli ebrei, e la loro vittoria del mondo Amalek (Gentili).

Il termine "origine delle anime di Israele" utilizzato da Ginsburgh è pregno di significato. Secondo il Talmud e la Cabala, le anime ebree sono diverse da quelli dei Gentili. La loro stessa carne, o DNA, è soprannaturale e divina e le loro anime sono spiritualmente pure. Le anime ebree è detto provengano  da un mondo misterioso, cielo-come di Luce. Durante  l'Olem Ha-Ba , l'età messianica e mondo futuro, queste anime saranno risuscitate per venire a popolare una terra divina portata, naturalmente, dagli dei ebrei.





















Coloro che non capiscono la natura strana e bizzarra del Talmud e la Cabala troveranno questi insegnamenti incredibili. E quindi lo sono. Eppure, alcuni rabbini trascorrono tutta la loro vita a studiare ogni aspetto di questi libri. In verità, Gesù aveva ragione quando ha detto ai farisei (ebrei ortodossi di oggi) il loro dio è il diavolo. Egli ha anche detto loro la loro religione non era da Dio, né derivano dal Vecchio Testamento. E' stato, Cristo che ha detto, siete corrotti e seguite le "tradizioni degli uomini".

Alexis: Citando l'Enciclopedia della Massoneria dice che "Ogni loggia è e deve essere un simbolo del Tempio ebraico; Ogni maestro (Mason) della catena è un rappresentante del re ebreo; ed ogni Massone è una personificazione del lavoratore ebraico ". Espandono questo per noi.



Marrs: Chi può mettere in dubbio l' Enciclopedia della Massoneria quando definisce il Maestro Massone spiega che la Loggia è niente di meno che un simbolo del Tempio ebraico? Questo è pacifico tra chi ha una conoscenza approfondita della loggia massonica. Il suo simbolo della piazza e la bussola è una stilizzata stella a sei punte.

In effetti, la stella ebrea a a sei punte è spesso appesa sulle pareti interne ed esterne di alberghi. Già nel 1855 il Dr. Isaac M. Wise, un celebre rabbino, ha dichiarato con enfasi, "La Massoneria è una struttura ebrea, la cui storia, i gradi, gli appuntamenti ufficiali, le password e le spiegazioni sono ebree dall'inizio alla fine."

Purtroppo, il grado più basso della media Massoneria è gabbata da questi ormeggi ebrei, come lui ha lentamente portato, verso l'alto nella struttura della istituzione. Eppure, non meno di un'autorità diAlbert Pike, universalmente riconosciuto come la principale autorità sulla Massoneria, afferma nel suo libro di testo massonico, Morals and Dogma , che la Loggia massonica e dei suoi riti si basano sulla Cabala. Egli scrive: "Tutte le associazioni massoniche devono ad essa i loro segreti e i simboli" (p. 744).

La Loggia, poi, converte i suoi membri-siano essi cristiani, musulmani, buddisti, indù, ecc-in ebrei artificiali.

Alexis: Il libro ha una sezione  intitolata al culto del sesso  della Cabala e la Massoneria che descrivono  così,  "sesso disgustoso della Cabala.".

Marrs: L'ebraismo è uno dei più grandi culti sessuali del mondo. Tutto in questa religione, le sue dottrine, le pratiche e cultura sono incernierate sull'atto sessuale. Anche la stella a sei punte è sessuale, il montaggio del triangolo femminile e del triangolo maschile.

La Cabala del giudaismo offre molti dèi e dee, e si dice sia in costante fornicazione. Un dio maschio viene anche chiamato "Hesod", che significa "Membro maschile." Nel frattempo, quando un uomo e una donna ebrea hanno il coito sessuale, la loro unione si dice è per incoraggiare il maschio e la divinità femminili nel mondo degli spiriti a unirsi. Questa forza il sesso, che la Cabala insegna, genera la forza di energia cosmica che alla fine guida la razza ebraica davanti alla divinità. Questa è una religione molto malata e disgustosa.

La Massoneria, anche, se , di per sé non è una religione giudaica, ha una base sessuale. A pagina 66 del Serpente Sacro degli ebrei vi è una fotografia di uno splendida rito sessuale, all'interno di una loggia massonica degli Stati Uniti. Nessuna meraviglia se non ci sono finestre nei templi e nella loggia massonica!

Alexis: Se la Cabala è il male, perché così tante celebrità di Hollywood lo praticano?



Rihanna

Marrs: celebrità di Hollywood sono dedicati al male come le mosche in una discarica. Molti sono  "drogati.  della Cabala" Madonna, Beyoncé, Britney Spears, Mick Jagger, Demi Moore, Paris Hilton, Leonardo DiCaprio, anche Bill e Hillary Clinton sono nella Kabbalah[4] 

Spesso è possibile identificare i credenti della Cabala dal piccolo bracciale rosso indossato al polso.




Questo braccialetto mistico rosso è pensato per dare protezione soprannaturale a chi li indossa contro i demoni e portare prosperità e buona fortuna. La Cabala insegna arti occulte e, naturalmente, c'è il tantra sessuale del Cabalismo. Tutto sommato, la Kabbalah offre un buffet spirituale e fisico per il set decadente  di Hollywood .




Note: 

[1] Per simili studi storici su questo, vedere Israel Yuval Jacob, Due Nazioni nel tuo seno: Percezioni di ebrei e cristiani nella tarda antichità e medioevo (Berkeley: University of California Press, 2006);Elliott HorowitzRiti Reckless: Purim e l'eredità della violenza ebraica (Princeton: Princeton University Press, 2006).

[2] Cfr Yuri Slezkine, The Century ebraica (Princeton: Princeton University Press, 2004).

[3] Cfr David Godwin, di Godwin cabalistico Encyclopedia: Una guida completa  cabalistica  e della Magia (Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 2010).

[4] Si veda ad esempio Alan B. Goldberg e Katie Thomason, "cosa c'è dietro il fascino di Hollywood con la Kabbalah ?,"ABC News 17 giugno 2005; "Israeli center of kabbalah offers Jewish mysticism and spiritual lift to visitors," Fox News , 22 Ottobre 2012.

fonte http://sadefenza.blogspot.it/2016/08/il-sacro-serpente-della-mafia-khazariana.html

COMANDANTE DI AL QAEDA IN SIRIA SHOCK: 'USA,ISRAELE E ARABIA SAUDITA CI SOSTENGONO'

Risultati immagini per Jürgen Todenhöfer al nusra

“Facciamo parte di al-Qaida I nostri principi sono: combattere il vizio, purezza e sicurezza dei nostri affari, e il nostro atteggiamento verso Israele è cambiato. Per esempio, Israele ora ci sostiene perché è in guerra con la Siria ed Hezbollah. Gli USA hanno cambiato opinione su di noi. In origine lo “SI” e noi eravamo messi insieme. Ma lo “SI” viene utilizzato nell’interesse di grandi Stati come gli USA per motivi politici, andando lontano dai nostri principi. E’ chiaro che la maggior parte dei loro capi lavora coi servizi segreti. Noi, Jabhat al-Nusra, abbiamo la nostra via. In passato erano con noi, ci sostenevano. Il nostro obiettivo è la caduta del regime dittatoriale, regime tirannico, regime apostata. Il nostro obiettivo è la conquista, come quelle (del grande generale arabo) Qalid ibn al-Walid. Prima nel mondo arabo e poi in Europa“

fonte Informazione Consapevole


giovedì 29 settembre 2016

STORIA SCONOSCIUTA: L'AFFARE BAFFI FU SCONTRO TRA POPOLO E FINANZA

Paolo Baffi

STORIA SCONOSCIUTA: L'AFFARE BAFFI FU SCONTRO TRA POPOLO E FINANZA
"Come ci hanno impoverito e coloro che sapevano".

Luglio 1981, una svolta epocale per il nostro Paese.
In quella fatidica data avvenne la prima collocazione di titoli del debito pubblico italiano sotto il nuovo
regime di politica monetaria inaugurato dal “divorzio” Bankitalia/Tesoro.
Come ci ricorda l’ex direttore di Filiale di Banca d’Italia, dott. Paolo Tanga, prima di detta
riforma, ossia fino al momento in cui la guida dell’istituto era affidata al dott. Paolo Baffi:
<< La Banca d’ Italia era un organo tecnico direttamente dipendente e controllato dal Tesoro dello Stato, il quale disponeva sistematiche ispezioni all’istituto. Di conseguenza le “considerazioni finali”, non potevano prescindere da quanto imposto dal potere politico>>.
La Banca centrale nel suo operato doveva sottostare a determinate decisioni politiche. 
Questo fatto è spesso additato come fenomeno “partitocratico”, come evento negativo, come se al di fuori
dei partiti non potessero esistere privati interessi.

Si parlava, infatti, di “mancata autonomia della banca centrale”. Osserviamo come il modus operandi sia
sempre lo stesso: individuato il problema, in questo caso la corruzione del sistema partitocratico, invece di
ristabilire la legalità si sfrutta l’occasione per raggiungere fini inconfessabili.
Ossia, esautorare lo Stato dal potere con il quale rappresenta i cittadini per favorire l’ingresso
all’alta finanza internazionale che spolpa i popoli di tutto il mondo.
Viene alla mente una frase del procuratore generale della Cassazione, dott. Bruno Tarquini, che parlando
con il Prof Auriti gli disse, a proposito della condizione di subordinazione rispetto alla banca centrale:
<< È una cosa molto importante perché esclude ormai la possibilità della buona fede>>
(come dire che i politici sono tutti in malafede mentre i banchieri sono la banda degli onesti – ndr)

Ricordiamo che nonostante il diffuso malcostume la politica era, almeno formalmente, espressione della
volontà popolare, mentre oggi non si conserva neppure la parvenza di quanto auspicato dalla carta
costituzionale.
E’ bene puntualizzare che anche prima dello “scisma” del 1981 la banca centrale emetteva prestando,
ponendo la politica in condizione di subordinazione rispetto al sistema bancario. Questo fatto a sua volta
si riflette sui cittadini, i quali vengono espropriati ed indebitati per tutto il valore, indotto dal popolo stesso
nel simbolo monetario che viene da essi accettato per scambiare beni e servizi.

In tale situazione è ovvio che la corruzione sia endemica al sistema e la soluzione non può essere quella
di escludere completamente il popolo. Semmai deve essere quella di rendere al popolo la Sovranità per
la quale si è battuto e restituire allo stesso la possibilità di non indebitarsi, il che significa “democrazia
integrale ed effettiva”, come auspicava Auriti.

In sostanza, occorre rivendicare per il popolo il “diritto a non indebitarsi” con sistema bancario, sia esso nazionale o straniero. Tale era anche l’auspicio del grande pensatore americano, Ezra Poundi, il
quale aveva colto l’esistenza di una problematica monetaria, senza però avere individuato la soluzione: il Valore Indotto scoperto dal Prof Auritiii.

Per capire bene cosa è successo occorre comprendere che alla base di tutto vi è un conflitto di interessi.
Da una parte il popolo di lavoratori e imprenditori e dall’altra i cosiddetti “rentier”, coloro i quali vivono di
rendita speculando sui titoli di debito pubblico unitamente ai grandi banchieri che si sono arrogati la
proprietà della moneta.

Detto ciò, dobbiamo tenere ben presente cosa giovi al popolo e cosa invece alla élites, che dapprima era
di carattere nazionale per poi assumere via via una connotazione internazionale. La classe dirigente
apolide è senza dubbio la più pericolosa in quanto le sue sorti non sono legate in nessun modo a quelle
del paese in cui vivono.
Essi si muovono con estrema disinvoltura spostando capitali da un continente ad un altro avendo come
unico obiettivo il profitto senza limiti.

Ora proviamo a ricostruire i fatti dall’inizio.
Negli anni ’70 - ’80 l’indice dell’inflazione era piuttosto sostenuto con una variazione tra 17% e 20%iii.
Successivamente alla raggiunta indipendenza dell’istituto centrale l’inflazione prese a diminuire,
esattamente come qualcuno auspicava.
Sono note le dichiarazioni dell’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta, che in un’intervista dichiara come
l’obiettivo della separazione tra i due poteri fosse quello di moderare l’inflazione e dare autonomia alla Banca Centraleiv.
Già nel 1985 essa si aggirava intorno al 8,6% per procedere in continuo calo fino ad arrivare ai giorni
nostri, dove l’inflazione è negativa.

Ora chiediamoci se il tenore di vita degli anni 70-80 è paragonabile all’attuale o se non si è avuto un
generale peggioramento. Chi di noi non ricorda il continuo tamtam mediatico secondo il quale occorreva imbrigliare l’inflazionev?
Tale obiettivo si poteva ottenere conferendo alla Banca d’Italia totale autonomia liberandola da lacci e
laccioli inutili.
Le doglianze che da più parti provenivano riguardavano i vincoli seguenti:
  1. La necessità di fissare Il tasso di sconto di concerto con il Ministero del Tesoro.
  2. Il vincolo di portafoglio posto a carico delle banche commerciali, che le obbligava a detenere unaquota determinata di titoli di Stato.
  3. L’onere per la Banca d’Italia di acquistare titoli eventualmente invenduti.

Quest’ultimo accorgimento permetteva di evitare picchi verso l’alto del tasso di interesse, che
dunque veniva contenuto. Tale aspetto aveva un importante risvolto pratico, cioè quello di
favorire l’economia reale a discapito delle attività finanziarie che risultavano meno profittevoli.

Il Tesoro godeva inoltre di un ulteriore strumento per finanziare le spese iscritte a bilancio: l’apertura di
credito presso un c/c in Banca d’Italia al quale poteva attingere fino ad un ammontare pari al 14% per
cento della somma in bilancio.

Gli italiani, è noto, amavano investire nel mattone e assicurarsi una casa rifuggendo dunque la
speculazione finanziaria, fatta eccezione per i tradizionali BOT e BTP, strumento di risparmio.

C’è da chiedersi se questo desiderio di concretezza della popolazione coincide con quello della classe
dominante avvezza a vivere di rendita.
Ovviamente no.
Da qui si ricerca un modo con cui dragare ricchezza prodotta dal popolo dall’economia reale
verso la finanza speculativa che vive parassitariamente ed è diretta da uno sparuto gruppo di
apolidi.
Ecco il fulcro della questione.

Dunque come agire?
Il pretesto lo si trova all’epoca del secondo shock petrolifero degli anni intorno al 1976.

A tal proposito è sconcertante la candida confessione dell’allora Ministro del Tesoro, Beniamino
Andreatta, il quale beatamente ci rende edotti come, nel anno 1975, il P.I.L. fu abbassato di un paio di
punti grazie ad un’azione voluta e mirata in tal senso.

Ecco quali furono le sue parolevi:
<<La soluzione classica sarebbe stata quella di una stretta del credito accompagnata da
una stretta fiscale che, come nel 1975, avesse creato una recessione con una caduta di
alcuni punti del prodotto interno lordo>>.

Quindi l’allora Ministro del Tesoro, espressione della maggioranza parlamentare designata dal popolo,
tranquillamente confessava come si inducono le crisi trascinando verso il basso il PIL nazionale lasciando
disoccupati i cittadini e facendo chiudere aziende.
La manovra era piuttosto semplice e consisteva essenzialmente in un inasprimento fiscale e una stretta
del credito bancario. Ecco perché continuiamo a dire che, in realtà, non abbiamo mai goduto di vera
sovranità monetaria.
La sovranità deve appartenere esclusivamente al popolo (Art. 1 Costituzione della Repubblica) e non
dovrebbe mai costringere i cittadini a subire, impotenti, le conseguenze di un sistema giocoforza
depauperante.
Le crisi economiche, i fallimenti, la disoccupazione, non sono apparse dopo il 1981 ma c’erano anche
prima, certamente attenuate, ma affatto assenti.
D’altra parte, se fossimo stati davvero sovrani, ossia padroni in casa nostra, avrebbero mai
potuto svendere il principale strumento di autonomia e di benessere di un popolo come quello
della sua moneta?

Dalle dichiarazioni di Andreatta si desume come l’obiettivo fosse quello di conferire alla banca d
i emissione il più totale controllo sull’offerta di moneta, il che era possibile solo liberandosi dell’obbligo di
sottoscrivere i titoli del debito pubblico che non avevano trovato collocazione. 
E’ di immediata evidenza che per controllo dell’offerta di moneta si intendesse un contingentamento della
massa monetaria verso il basso. Una deflazione (come sta accadendo oggi). Ciò al fine di rafforzare il
potere d’acquisto del denaro stesso da parte dell’emittente e dunque il potere in mano al sistema
bancario.
Meno denaro circola, maggiore è il potere che si concentra nelle mani di coloro che possiedono
la moneta. E così si spiega anche perché la scala mobile venne definita da Andreatta “demenziale”.
Essa salvaguardava il potere d’acquisto da parte del ceto dei lavoratori mentre, per lo stesso motivo,
danneggia lo speculatore.
L’ex Ministro del Tesoro arriva perfino a sostenere che per attutire il contraccolpo della crescita del prezzo
del petrolio occorreva “riallineare l’inflazione”, intendendo con tale espressione “diminuire la massa
monetaria in circolazione” (il che si traduce con “popolo italiano, tira la cinghia” - ndr).

A un tratto qualche equilibrio iniziò a scricchiolare e si decise di spingere sull’ acceleratore. L’interesse
della classe dominante apolide divenne prepotente e premette sulla classe dirigente italiana per avere
certamente in pugno un Paese: banche, energia e materie prime, sono i punti di interesse sui quali
puntare.

E si aprono i giochi.
Come mettere le mani sulla banca centrale? Come renderla maggiormente funzionale al
depauperamento delle risorse dell’Italia? In poche parole: come pianificare  l’“assalto alla Banca
d’ Italia”?

Reca data Febbraio 1981 la famosa lettera con cui il tesoriere Nino Andreatta dispose il divorzio tra
Tesoro e Banca d’ Italia conferendo alla stessa l’auspicata indipendenza dalla politica nazionale.

E’ pertanto chiaro che lo scontro vide contrapposta finanza internazionale e classe dirigente
italiana.

L’ attacco alle istituzioni e agli uomini di Banca d’ Italia tuttavia avvenne per gradi.
Esattamente nel Marzo del 1979 un’indagine della Procura di Roma, che si verificherà poi infondata,
travolse la dirigenza di allora: il direttore Mario Sarchielli varcò le porte del carcere, mentre al governatore dott. Paolo Baffi, venne risparmiata l’umiliazione del carcere solo in considerazione della sua etàvii.
Entrambi gli imputati furono prosciolti nel 1981. Giusto il tempo necessario per attuare la separazione tra
Banca d’ Italia e Tesoro.

Grazie alla testimonianza del dott. Paolo Tanga, che ringraziamo, siamo in grado di ipotizzare i motivi per
cui la dirigenza di allora venne prese di mira. Il dott. Tanga ci dice:

<< Verosimilmente non erano gradite alcune posizioni del dott. Baffi sulla moneta. Egli, infatti, minimizzava la tematica dell'inflazione affermando che l'unico problema dell'inflazione riguardasse la necessità di tutelare le categorie deboli e, queste, in Italia erano tutelate. Difatti, nel nostro Paese, era usato il sistema della scala mobile alla quale venivano agganciate le retribuzioni e le pensioni. Se qualcuno gli sussurrava che i risparmiatori non venivano tutelati dall'inflazione, lui rispondeva garbatamente che i saloni delle filiali dell'Istituto di emissione erano affollati di sottoscrittori di titoli del debito pubblico, nonostante che le cedole dei titoli (gli interessi) fossero inferiori al tasso di inflazione. E soggiungeva che, evidentemente, i risparmiatori sommano il capitale accumulato, gli interessi percepiti e gli ulteriori risparmi e, vedendo che in termini reali quello che si ritrovano è superiore a quello che avevano all'inizio, sono soddisfatti di quello che hanno. Da queste affermazioni si comprende che l'Italia non aveva bisogno di varare il divorzio Tesoro-Banca d'Italia, concordato tra Andreatta & Co e il nuovo Governatore succeduto a Baffi.
Ciò anche perché era interesse dell'Istituto di emissione poter sottoscrivere liberamente i titoli pubblici. Infatti la banca centrale italiana, in base alla convenzione sul Servizio di Tesoreria, versava annualmente allo Stato l'1% della circolazione e sarebbe bastato che il Tesoro emettesse titoli pubblici con cedola di poco superiore all'1% per ottenere un guadagno dalla sottoscrizione dei titoli pubblici.  "Il divorzio" impediva di mantenere questo interesse. Era il primo passo verso quello sconvolgimento del sistema pubblico delle banche, molto caro al prof. Baffi, che sta portando l'Italia verso la perdita della ricchezza reale attraverso l'intermediazione bancaria, nel frattempo divenuta di proprietà straniera. 
Con la legge Amato n.218/90, anziché procedere all'iniezione di capitali pubblici nelle fondazioni bancarie, operazione che avrebbe consentito allo Stato di rientrare facilmente dall'esborso monetario causato da un indebitamento straordinario, si optò per uno stravolgimento giuridico originato grazie alla collaborazione della Banca d'Italia.  Anche l'intervento obbligatorio sulle banche popolari di rilevanti dimensioni e, da ultimo, quello sulle banche di credito cooperativo si pongono sulla stessa direttrice per aumentare i danni alla nostra economia. Sono troppi gli anni in cui scelte strategiche nefaste si susseguono e continuano ad essere proposte: ci deve essere un’unica regia>>.
Potremmo dire “chi tocca i fili muore”?
Il dott. Paolo Baffi e il vice Sarcinelli furono messi alla gogna per aver tentato di salvaguardare l’interesse
nazionale. Le posizioni riguardo al mantenimento del potere d’acquisto da parte del popolo, nonché
l’avversione all’entrata nello SME, cioè quel serpente monetario che stabiliva una ristretta banda di
oscillazione del cambio della lira, non erano gradite.
Le redini dell’istituto centrale passarono dunque ad Azeglio Ciampi, decisamente più accomodante al
riguardo. Con lui, poi premiato addirittura con la carica di Presidente della Repubblica, la lettera di
Beniamino Andreatta fu accolta in un battito di ciglia e il divorzio divenne effettivo.
Naturalmente ciò non bastò. La finanza internazionale è ingorda e non si accontenta.
Ci si chiese, pertanto, come estrarre ancora più valore da tutti coloro che lavoravano.
Un’idea fu quella di sperimentare lo SME, ossia il papà dell’euro.
Fu una scoperta diabolica: i cambi fissi aumentarono il trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto,
ma questo potrebbe essere argomento per un prossimo articolo.

Al lettore per ora basti la consapevolezza che questo è lo spirito perverso del capitalismo.
Un meccanismo spietato che opera attraverso un sistema creditizio viziato all’origine, in grado
di estrarre sempre maggiori quantità di ricchezza prodotta dal lavoro dei popoli.

07.06.2016

Per Scuola di Studi Giuridici e Monetari,
Dott.ssa Sara Lapico

i Ezra Pound, L’ abc dell’economia e altri scritti, Bollati Boringhieri, 1994.

iiGiacinto Auriti, Il Paese dell’Utopia, Solfanelli, 2013.

iiiInflazione. Costo della vita nel corso di 140 anni, http://cronologia.leonardo.it/inflazio.htm, 06/2016.

ivEnrico Letta sul "Divorzio" del 1981 tra Banca D'Italia e Ministero del Tesoro, https://www.youtube.com/watch?v=uSefocmsw10, 06/2016.

vGuglielmo Tagliacarne, 1974: l'anno dell'inflazione galoppante,http://www.bpp.it/Apulia/html/archivio/1975/I/art/R75I002.html, 06/2016.

viIl Sole 24 ore, Il divorzio tra Tesoro e Bankitalia e la lite delle comari: uno scritto per il Sole del 26 luglio 1991,http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110, 06/2016.


viiIl Sole24ore, Quel 24 marzo di 37 anni fa. L’attacco politico-affaristico-giudiziario alla Banca d’Italia,http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/03/24/lattacco-politico-affaristico-giudiziario-alla-banca-ditalia-del-1979/ , 06/2016.
 fonte http://www.giacintoauriti.eu/notizie/140-storia-sconosciuta-l-affare-baffi-fu-scontro-tra-popolo-e-finanza.html