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mercoledì 31 maggio 2017

OLOCAUSTO VACCINALE: ALCUNI BAMBINI SONO MENO UGUALI DEGLI ALTRI



DI EMANUELA LORENZI
comedonchisciotte.org
Immunità e rivoluzione: anticorpi cercansi
Il propagandista demagogico deve quindi essere sempre un dogmatico. Ogni sua affermazione sarà priva di sfumature. Nel suo quadro del mondo non ci sarà posto per il grigio. Secondo Hitler il propagandista deve fare suo « un atteggiamento sistematicamente unilaterale, rispetto ad ogni problema che affronti». Non deve ammettere di potersi sbagliare, o che possa avere in parte ragione chi non la pensa come lui.
(The Brave New World Revisited, Huxley 1958)


Siamo il paese delle sperimentazioni antidemocratiche e della destabilizzazione progettata a tavolino (da barche e panfili sono partiti ordini per distrarre con indagini giudiziarie e stragismi, per deindustrializzare e fare a brandelli la società a favore di massonerie e oligarchie finanziarie).
Siamo il paese della Diaz, dove è stata possibile la più grande sospensione dei diritti civili in un paese occidentale (per i fatti di Genova l’Italia fu condannata dalla Corte di Strasburgo ma il reato di tortura non fu mai introdotto mentre i torturatori restarono impuniti). Raccomando ai liceali di turno (che siano indegnamente a capo di un Ministero o suoi utili idioti delatori encomiati per essere occhi e orecchie di un dittatore che neppure riescono a vedere, drogati di soma [1]fino al midollo) di andarsi a riguardare il film-documentario di Daniele Vicari Diaz – Non pulire questo sangue .
È qui che si cercano teste pensanti fuori dal gregge tanto evocato dai belati che non sanno cosa sia una mutazione e fanno da eco a quel falso storico-scientifico che è l’immunità di gregge che proprio le vaccinazioni di massa hanno distrutto?
È qui che si cercano gli anticorpi alla deriva dittatoriale senza più maschere?
Partiamo dagli anticorpi monoclonali.
“Fuori due”
Questo l’indegno commento del virologo manciuriano filantropo con brevetti vaccinali(il conflitto d’interesse[2] non fa più nemmeno arrossire certi medicunzoli nostrani che provano in ogni modo a negare l’evidenza), creato a tavolino e poi scagliato da Big Pharma come un cane scodinzolante sui social, alla notizia della radiazione il 23 maggio scorso dello stimato Dr Dario Miedico, medico legale ed epidemiologo dalla schiena diritta (concordo con Messora nel volerlo Ministro della salute) da anni al fianco delle famiglie danneggiate da vaccini (radiazione dallo stesso Ordine che lo scorso anno gli ha consegnato una medaglia per i suoi 50 anni dall’iscrizione) le cui accuse sono ben riassunte in questo comunicato stampa. Uno che ne ha visti di cervelli danneggiati, durante le autopsie, e che riceve mediamente un paio di telefonate al giorno di madri che dopo aver trovato il proprio bambino devastato dall’oggi al domani in seguito a vaccinazione, peraltro senza poter fare segnalazione di reazione avversa a causa di un inefficace sistema di farmacovigilanza passivo, sono osteggiate e persino denigrate dal pediatra di turno restio al riconoscimento del nesso causale anche quando evidente.
Prosegue con lui l’epurazione di stampo nazifascista cominciata con la altrettanto ingiustificata radiazione del Dr Roberto Gava, primo firmatario della lettera del 2015 (che consiglio di leggere attentamente per la misura e la ragionevolezza delle perplessità sollevate da ben 150 medici esperti) il cui elenco di 150 firmatari è a quanto pare scandagliato ora dagli ordini (solo quello di Milano ha “attenzionato” i profili di altri 17 medici colpevoli di posizioni “ambigue” in tema vaccinale): la prossima sulla lista della Nuova Inquisizione? La Dottoressa Gabriella Lesmo, rea di essere “Medico, Specialista in Pediatria e Anestesia e Rianimazione, nonché madre di un ragazzo con la vita rovinata da una reazione avversa alle vaccinazioni anti-infettive eseguite per obbligo di legge” (ecco la sua lettera al Corriere di cui raccomando la lettura).
Non è un caso che la stretta sull’omeopatia[3], usata fra l’altro anche dalla longeva e non certo “credulona” regina Elisabetta ma soprattutto sostenuta dalle recenti scoperte sulla memoria dell’acqua e sul quantum imprinting del premio Nobel per la medicina Luc Montaigner (lo stesso che i crociati della Scienza Unica e Dogmatica vorrebbero annoverare fra gli “stregoni” perché applica il principio popperiano della falsificabilità della scienza, un po’ più di coerenza scientisti!), intensificatasi con la proroga non concessa per la presentazione dei dossier per la registrazione dei medicinali omeopatici sui quali il governo elvetico ha invece valutato gli studi su efficacia e sicurezza , abbia ora il suo triste e vergognoso apice con l’ennesima becera e calcolatastrumentalizzazione di un bambino morto (per otite acuta), confondendo un caso di malpractice (come quello del 38enne palermitano morto per errore del chirurgo).
Alcuni bambini sono meno uguali degli altri.
(‘All animals are equalbut some animals are more equal than others.’ G. Orwell, Animal farm, 1945)
I bambini sono sempre usati come carne da macello e da propaganda (“carne da cannone” diventata “carne da televisione”, scriveva sempre Huxley). Tutti i bambini sono uguali? Forse i bambini di Manchester valgono più di quelli siriani o palestinesi sui quali il Nobel per la pace Obama ha lanciato bombe ogni 20 minuti? I bambini dell’occidente opulento valgono più di quelli africani usati per la fase 3 dell’antimalarico Rts,S/As02 o dei bambini indiani usati dalla Fondazione Gates per sperimentare (con qualche danno collaterale anche mortale) l’inutile e dannoso vaccino anti HPV e dal suo GAVI per vaccinare tutti in tutto il mondo? O di quelli morti per l’Olocausto Vaccinale che si vuole a tutti i costi negare senza esser tacciati di negazionismo?
Questo decreto canaglia di stampo fascista illegittimo da ogni punto di vista, incostituzionale, coercitivo, oltremodo violento e classista (contestato anche dalCodacons che oggi stesso svelerà documenti sulle reazioni avverse 2014 -2016 tenuti segreti dall’AIFA), che con l’imposizione indiscriminata di massa del “calendario per la vita” delle case farmaceutiche e in assenza di epidemia (ragione per cui la Ministra potrebbe essere denunciata per tentata strage secondo l’avvocato Roberto Arnoldi) vuole il dominio totale sul corpo dei bambini e dell’intera società, che probabilmente farà ottenere a Milano la sede dell’EMA in fuga dalla Gran Bretagna e certamente farà fruttare alla Glaxo il suo miliardo investito sull’Italia nel 2014, anno in cui la nostra Ministra della salute senza laurea né abbastanza tempo fra cene con federfarma e annunci roboanti per studiare l’epidemiologia del tetano (imperdibile il minuto 2:32 della sua dichiarazione di guerra ai bambini “ricordo che gli anziani continuano a morire per il tetano!”- qualcuno spieghi alla liceale che decide di avvelenare i nostri figli che il tetano non è contagioso) acconsentì a fare dell’Italia il paese test e capofila per le vaccinazioni nell’ambito della Global Health Security Agenda .
Tutti quegli studi che facciamo per i vaccini
Sentire l’attacco frontale all’omeopatia e ai “medici che la prescrivono” e soprattutto la risposta del professor Gianni Rezza, direttore di epidemiologia all’istituto superiore di sanità, “non ci sono tutti quegli studi che facciamo per i vaccini” dà la misura di quanto si sia alzato il tiro dei poteri forti, che non si curano neppure più di dare una parvenza di scienza ai burattini di turno. I vaccini non sono considerati farmaci ma misure di prevenzione e pertanto non si richiedono studi farmacocinetici: non esistono sui vaccini studi controllati randomizzati in doppio cieco con placebo ma soprattutto non esiste alcuno studio sulla combinazione sinergica dei vaccini multipli, né prove di efficacia.
I vaccini non sono testati, non sono sicuri (ecco 50 studi peer-reviewed che lo provano). Chiunque tenti di fare ricerca indipendente viene ostacolato (è il caso del Nordic Cochrane, che ha accusato l’EMA di aver manipolato i dati sul vaccino anti-HPV)
Nessun medico insorge di fronte alla criminale raccomandazione, propagandata su molte riviste dirette alle mamme, a vaccinare un bambino anche se in condizioni non ottimali o sotto terapia antibiotica? Nessun medico insorge di fronte all’affermazione antiscientifica fatta non da un medico qualunque bensì dal Dr Alberto Villani Presidente Società Italiana Pediatria “Chi ha già avuto una malattia esantematica come ad esempio la varicella, può tranquillamente fare il vaccino perché questo va a rinforzare ulteriormente il sistema immunitario“? Forse la necessità di verificare lo stato immunitario prima (e soprattutto DOPO) la vaccinazione si sarebbe rivelata un boomerang di qui la necessità di inoculare l’idea patogena che non sia così necessario verificare l’immunità acquisita in seguito a uno dei tanti richiami vaccinali resi necessari proprio dalla mancata immunizzazione? Di qui anche la frettolosa rivaccinazione senza esami preventivi dei presunti non vaccinati dall’infermiera di Treviso?
Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito non hanno obbligo e non hanno epidemie in corso.
Da un post di Roberto Burioni del 28 maggio poi cancellato (per la vergogna o per timore di denunce per istigazione alla discriminazione sociale?):
Io sono favorevole ad una legge che vi obblighi.. Ad ogni modo comincio a sentire di feste di compleanno dove i non vaccinati non vengono invitati, magari la legge non serve neanche, basta l’emarginazione sociale. voi siete pochi e i vaccinati tanti (faccina col ghigno sorridente)” Parola di scienziato.

The untouchables
Invece noi eravamo tanti lì davanti all’ordine dei medici di Milano con i nostri figli e compagni a farci spiare da loro, un plotone inquisitorio di 15 medici che non si è dispiegato di fronte ai luminari che spaccano femori o spostano milioni lucrando sul dolore (“Io ho il centro hub del dolore più grosso di Italia con 19mila interventi all’anno, ho la forza di spostare milioni di euro perché con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo“), i quali non risulta siano stati radiati, né lo è l’ex Ministro della salute Francesco De Lorenzo, la “forza scientifica” di 600 milioni di lire dietro all’obbligatorietà del vaccini antiepatite B:
«Il 27 maggio 1991, con la legge 165 si istituisce l’obbligo dell’antiepatite B, legge voluta dall’allora Ministro della sanità Francesco De Lorenzo, coinvolto nello scandalo di Tangentopoli: in quanto Ministro della Sanità ottenne, nell’ambito delle indagini su tangenti, una condanna definitiva a 5 anni, 4 mesi e 10 giorni di reclusione con l’accusa di associazione per delinquere e corruzione finalizzata al finanziamento illecito ai partiti. Suo degno compare in questa iniziativa fu il dott. Duilio Poggiolini, direttore generale del servizio farmaceutico nazionale del Ministero della Sanità di Francesco De Lorenzo, coinvolto nell’inchiesta Mani Pulite sullo scandalo di Tangentopoli, membro della loggia massonica P2. Implicato nello scandalo per le infezioni HIV ed epatite C dovute a trasfusioni da sangue infetto sempre nello stesso periodo. Il Ministro De Lorenzo fu perseguito con procedimento penale per avere percepito nell’occasione dalla casa farmaceutica produttrice del vaccino, SmithKline Beecham una “tangente” di L. 600.000.000, procedimento definito con patteggiamento da parte dell’imputato[4]».
Questi soggetti sono ancora lì, perché sono parte del sistema, mentre i veri medici vengono radiati per le idee, i ricercatori che indagano minacciati, le famiglie ricattate, i film-verità censuratibambini dopati per mazzette impunemente, i danneggiati denigrati e vilipesi spesso senza “risarcimento” (se mai si può risarcire un bambino irrimediabilmente devastato a vita o perso del tutto a causa di un vaccino imposto dallo Stato?) o persino richiamati a sottoporre i figli a verifica delle condizioni per avere un assegno col quale neppure riescono a sopperire ai tagli che contemporaneamente si fanno alle ore di sostegno ai disabili (ricordiamo che il disegno di legge per l’istituzione della Giornata in ricordo delle persone decedute o rese disabili a causa di vaccinazioni presentato il 21/05/2013 da Giovanni Mario Salvino Burtone (PD) è stato ritirato il 03/05/2017, tempismo perfetto quanto sospetto per servire a giochi interni – Ragazzi dobbiamo inchiodare i grillini sui vaccini. Questa deve essere la loro Banca Etruria – sulla pelle dei bambini!) e dulcis in fundo la stretta sull’educazione parentale soggetta a esame annuale per il quale è necessario essere vaccinati secondo il folle nuovo piano di 12 vaccini fra cui molti a virus vivo (non importa se il postino o l’idraulico che entrano a riparare il bagno non hanno obbligo di mostrare il libretto vaccinale: gli untori saranno certamente i piccoli!)
Chi è lo stregone?
Tralasciando lo sdegno per gli intollerabili teatrini mediatici che danno spazio a tutto fuorché alla scienza, in particolare agli stessi rappresentanti di gruppi di genitori con ogni probabilità infiltrati dalle lobbies dal farmaco, fa onestamente ribrezzo vedere l’ignoranza e l’arroganza associarsi nelle dichiarazioni di certe mamme che neppure si prendono la briga di leggere e conoscere le sostanze tossiche che lasciano inoculare al proprio bambino a 2 mesi di vita (e pretendono si faccia anche agli altri), magari le stesse che comprano bio o evitano pesci di grossa taglia per il contenuto del neurotossico mercurio (e non è solo il mercurio ad avere contribuito all’epidemia di autismo, ma l’introduzione nei vaccini di DNA dai feti abortiti secondo i recenti studi della D.ssa Theresa Deisher), o stanno attente alle salviettine senza fenossietanolo o alle creme senza polisorbato80 o arredano la cameretta con mobili rigorosamente privi della cancerogena formaldeide usata nelle colle o magari conoscono la tossicità dell’alluminio a contatto con la passata di pomodoro (ma NON la tossicità dell’alluminio nei vaccini), terrorizzate dall’allergia all’uovo del bimbo ma sono certe, credono, che quelle stesse sostanze, per magia e stregoneria dei vaccinologi, si trasformino in innocui elisir di lunga vita (malata) se inoculate direttamente all’interno del corpo del loro piccolo per via parenterale bypassando le normali barriere che il suo meraviglioso (quanto ancora immaturo) sistema immunitario pone in difesa di agenti esterni (mentre la barriera ematoencefalica è ancora assolutamente PERMEABILE). Chi è lo stregone?
Madri incoscienti che affidano ciò che hanno di più caro a camici indottrinati, nella migliore delle ipotesi, e formatisi coi volantini delle case farmaceutiche, o peggio, collusi e corrotti, sic et simpliciter.
Madri incuranti alle quali si dovrebbe togliere la responsabilità genitoriale?
No, non è colpa loro se sono eterodirette e fedeli al dogma propagandato.
Popolo eterodiretto, popolo bue.
Servono anticorpi e una rivoluzione civile in difesa dei bambini.
Noi saremo gli anticorpi e daremo battaglia per la libertà.
In gioco è l’intero sistema immunitario che ci mantiene in vita.

Emanuela Lorenzi
Fonte: www.comedonchisciotte.org
30.05.2017

NOTE
[1] In “Ritorno al mondo nuovo” Huxley tornerà a parlare del soma come istituzione politica: “Il drogaggio sistematico degli individui per il bene dello Stato .. era una piattaforma fondamentale della politica dei Controllori del Mondo. La razione quotidiana di soma era una garanzia contro il disadattamento personale, contro le agitazioni sociali, contro il diffondersi di idee sovversive” (1958 Brave New World Revisited)
[2] The inspiring scientists and originators of Pomona Ricerca, Professor Massimo Clementi (link), Professor of Microbiology and Virology and Dean of the School of Medicine of the Università Vita-Salute San Raffaele, and Professor Roberto Burioni(link), Associate of Microbiology and Virology at the same University, are among the key opinion leaders and internationally recognized experts in the field of human monoclonal antibodies and in the research of the host-pathogen interplay, with an outstanding publication track in this field. Their work and consolidated know how in the specific sector puts also Pomona in a leading position for the design and the development of innovative epitope-based vaccines, able to elicit only the most active antibodies after administration to the patientFrom its incorporation, Pomona Ricerca has been financed by angel investors. http://www.pomonaricerca.com/
Il lavoro di Burioni e Clementi rende quindi la Pomona leader nella progettazione e sviluppo di vaccini innovativi basati su epitopi ed è finanziata sin dalla sua costituzione da investitori angelici[ndt]
[3] L’omeopatia è da sempre calunniata nel nostro paese (spesso senza sapere di cosa si stia parlando), insieme altre terapie pur basate sulla Evidence Based Medicine e alle quali la cosiddetta medicina allopatica ha scippato principi attivi e persino principi funzionali (vedi il similia similibus curentur, cioè il simile cura il simile, che guarda caso è alla base della pratica vaccinale, cosa ne direbbero i professoroni?), quali fitoterapia, agopuntura, medicine tradizionali. Tuttavia, la ricerca clinica in omeopatia, che non è acqua fresca, è ormai avviata e proprio la produzione di meta-analisi che confermano l’effetto superiore al placebo è una minaccia all’oligarchia delle case farmaceutiche da eradicare a tutti i costi.

fonte http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=5763

Un Macron italiano: i poteri forti vogliono sostituire Renzi

Girano voci, riprese da giornali come il “Foglio”, su chi potrebbe essere il Macron italiano in un prossimo futuro. I nomi più gettonati sono tre: lo scontatissimo Mario Draghi, il ministro dell’interno Marco Minniti e l’editore Urbano Cairo. «Dire Macron – sottolinea Aldo Giannuli – significa dire una cosa: un nuovo partito “liquido” (anzi gassoso) che si presenti come “né di destra né di sinistra”, ma “della nazione”, raccolto intorno ad un personaggio con simpatie trasversali e che si presenti in rottura delle tradizioni politiche precedenti». Di solito, aggiunge il politologo dell’ateneo milanese, «questi discorsi preparano un partito di destra», sostanzialmente «tutto interno al sistema neoliberista», non nuovo ma «solo ben truccato». Ma chi potrebbe interpretare questo ruolo? E con quali probabilità di successo? Soprattutto: che impatto ha già, sul sistema, il semplice fatto che se ne parli? Per Giannuli, in pole position è saldamente il supremo tecnocrate della Bce, che Gioele Magaldi (nel libro “Massoni”, del 2014) presenta come autorevole leader della supermassoneria internazionale reazionaria, espressione dell’élite neo-feudale che, con l’ideologia del rigore, ha azzerato gli storici diritti sociali conquistati negli anni ‘70.
Minniti? «Sembra solo una boutade», scrive Giannuli nel suo blog. «Anche se Macron non era esattamente vergine di impegno politico, essendo stato più volte ministro, Minniti è una vecchia stella del varietà che calca le scene da un quarto di secolo: a Urbano Cairospacciarlo per nuovo non riuscirebbe nemmeno Paolo Rossi in preda al brandy». E poi il ministro dell’interno «non ha nemmeno “le phisique du role”: dote essenziale di questi nuovi politici è di essere giovani e bellocci». La vera novità sarebbe invece Cairo, che non è giovanissimo ma «ha un esercito mediatico dietro le spalle, una immagine di successo». Inoltre «non si è mai compromesso né a destra né a sinistra (o meglio: né con Berlusconi né con Renzi) e potrebbe andar bene per tutte le stagioni». Ma sia Draghi che Cairo, aggiunge Giannuli, non è detto che ci stiano: il primo potrebbe puntare verso il Fmi o altro incarico finanziario di livello mondiale, il secondo «potrebbe avere la tentazione di essere un nuovo Murdoch e consolidare a livello europeo il suo ruolo di grande tycoon: e fare il presidente del Consiglio in Italia, con i tempi che arrivano, non è che sia una prospettiva così eccitante».
Possibilità di successo della manovra? «Intanto dobbiamo vedere quanto dura la popolarità del Macron originale, cosa della quale è lecito dubitare», continua Giannuli. «Ma poi, sono anni che dura questa infatuazione esterofila degli italiani che di volta in volta hanno cercato il Blair italiano, il Sarkozy italiano, lo Zapatero italiano, persino lo Tsipras italiano (e qualcuno ci ha addirittura intestato la sua lista elettorale), ma la cosa non ha mai prodotto particolari risultati, proprio per il carattere artificiale ed effimero del tentativo». Copione che non cambierà nemmeno stavolta: probabilmente sforneranno «un prodotto vendibile fra gli elettori italioti», la platea del “Partito della Nazione” già ventilato da Renzi. Piuttosto, Giannuli si concentra sul motivo di queste voci insistenti: può significare che «i poteri forti e le centrali di sistema non si fidino più di Renzi e diano per spacciato Berlusconi che, con i suoi 80 suonati, non ha più prospettive neanche di medio periodo». Si cerca «qualcosa di Nino Galloniapparentemente nuovo, che rompa anche con l’ombra delle tradizionali famiglie politiche», considerando che «i partiti della Seconda Repubblica furono pallide imitazioni di quelli della Prima».
La vera novità, ragiona Giannuli, «è la liquidazione dei partiti come forme di partecipazione organizzata stabilmente sul territorio, sostituiti dal ruolo di personalità apparentemente carismatiche». Ma oggi nessuno degli aspiranti a questo ruolo sarebbe pronto per le prossime elezioni, per cui «la prossima legislatura sarà solo un intermezzo per permettere la costituzione dei nuovi soggetti e sgombrare il terreno da quelli attuali». Tutto questo, conclude Giannuli, «ha come suo avversario dichiarato il M5S (il “populismo” italiano)». Ma la manovra di riassetto dei poteri forti «probabilmente si avventerà prima di tutto sulla Lega, la cui presenza è di forte disturbo ad una operazione del genere». In altre parole, queste «sono le doglie del parto della Terza Repubblica». E nessuno (a parte Salvini con i suoi slogan) si prenota per l’unica vera battaglia utile: affrontare di petto la distorsione dell’assetto Ue, con Bruxelles che impone agli Stati i suoi diktat, suggeriti dall’élite finanziaria. Lo stesso Magaldi, fondatore del Movimento Roosevelt, sta pensando a un nuovo soggetto politico, il Partito Democratico Progressista, guidato da un economista come Nino Galloni. «La prima cosa da fare? Eliminare il pareggio di bilancio dalla Costituzione, andare a Bruxelles e dire, a muso duro: o riscriviamo i trattati europei, o l’Italia abbandona l’Ue».

fonte http://www.libreidee.org/2017/05/un-macron-italiano-i-poteri-forti-vogliono-sostituire-renzi/

martedì 30 maggio 2017

Magaldi: piango, per questa miserabile politica italiana

Legge elettorale col sistema tedesco? C’è un’invasione di personaggi e culture politiche tedesche: l’Italia sembra tornata a prima della Seconda Guerra Mondiale, quando l’influenza tedesca è stata sinistramente egemone. Oggi, al posto del truculento argomentare di Hitler abbiamo questa apparente pacioccona, questa ragazzotta tedesca ormai invecchiata, che però mette insieme il cinismo di alcuni ambienti dell’ex Germania Est con il peggio delle tendenze imperialiste di lungo corso della Germania, che precedono anche Hitler e la stagione del nazismo. Dopo aver mutuato l’austerità e avere introiettato tutte le “frescacce” che ci sono state propinate, in termini di dottrine economiche disutili per il popolo italiano e per l’Europa, utili solo per una Germania fattasi tramite di poteri sovranazionali, adesso ci viene proposta anche una legge elettorale simile a quella tedesca, proporzionale, con sbarramento al 5%. Quindi non sarebbe un proporzionale vero, che fotografi le articolazioni politiche come fu nella nostra Prima Repubblica, con partiti dignitosissimi con una storia culturale e ideologica importante, magari sotto il 5% ma che fecero cose anche egregie.
No, viene proposto questo perché, evidentemente, è un sistema che – come qualcuno ha già detto – in Germania ha prodotto “grosse coalizioni” quasi sempre, mettendo in difficoltà il singolo partito o una colazione netta di governo. Dunque non Renzi e Grilloproduce vere alternanze, ingessa il sistema politico e forse è proprio questo il punto: qualcuno pensa che questo ingessamento sia necessario per neutralizzare il Movimento 5 Stelle. D’altra parte, si osserva che lo stesso Grillo, insieme a qualcuno dei pentastellati, potrebbe auspicare questo sistema, perché favorirebbe il nuovo abbraccio tra Berlusconi, Renzi e tutti quanti. Ma stanno già tremando, i “tutti quanti”: perché i vari Alfano e gli pseudo-progressisti di D’Alema, Bersani e Speranza sanno che non arrivano al 5% e quindi dovrebbero trovare prima un modo di ricevere una qualche elemosina dai rispettivi partiti di cui sono satelliti. Grillo sarebbe favorevole perché così, da quell’abbraccio, lui prenderebbe il via, poi, per una stagione in cui trionferebbe, dopo aver visto l’ennesima coalizione degli “impuri” e dei “corrotti”.
Io piango, su questa miseria. Piango e rido insieme, come avrebbe detto Giordano Bruno: non saprei se divertirmi o disgustarmi, perché questo è un altro atto di una stagione veramente miserabile della politica italiana, che non ragiona in termini di regole del gioco lungimiranti per tutti, per il bene comune, ma fa calcoli di bottega, di corto respiro. Quindi credo che sia sempre più necessaria l’entrata in campo del “partito che non c’è”, di cui si parlerà il 10 giugno con tanti amici, a partire da quelli di “Pandora.Tv” e Giulietto Chiesa. Parlo del Partito Democratico Progressista. Anche perché, intanto, siamo ancora e sempre alle prese con una serie di saltimbanchi della politica italiana, che anche in questa occasione della legge elettorale non hanno mancato di evidenziare la propria mediocrità e la propria pochezza. Io vedrei con favore, in teoria, qualunque governo che fosse una soluzione di continuità rispetto al recente passato, che ha visto centrodestra, centrosinistra e “grossa coalizione” governare, tutti, male. Discorso di metodo, fatto anche per Roma: nella capitale, centrodestra e centrosinistra avevano mal governato e quindi era giusto dire “avanti la Raggi”. Più saggio e lungimirante sarebbe stato che il gruppo Raggi mettesse al Gioele Magaldiprimo posto il benessere di Roma, accettando la nostra proposta di collaborare con Nino Galloni e altre figure del Movimento Roosevelt. Risultato? Il “nuovo che avanza” non governa meglio del “vecchio” che sta là a gufare.
E se Roma non è ben governata, il rischio c’è anche per l’Italia, sebbene in uno scenario che non mi sembra imminente: perché questa legge elettorale con lo sbarramento al 5%, che magari ha anche l’appoggio mefistofelico di Grillo e di alcuni pentastellati, non è fatta per far vincere, ora, il Movimento 5 Stelle; è per farlo vincere non domani, ma dopodomani. Però il punto è: su quale programma il Movimento 5 Stelle vuole governare l’Italia? Io ancora non l’ho capito. Forse non è pronto. Da un lato non lo sarà mai, se non si dà una ristrutturazione ideologica. E dall’altro potrebbe esserlo molto presto, se non si pone più soltanto il problema di raccogliere il consenso, ma anche di governare, sia le città che il paese. E non vale l’esempio della Appendino che governerebbe bene Torino, perché quella città si governa bene da sé: è amministrata abbastanza bene da molti anni, a prescindere da chi siede sulla poltrona di primo cittadino. Intendiamoci: ad oggi, il Movimento 5 Stelle ha tutto il diritto di chiedere per sé il governo del paese, per dimostrare di poter fare meglio degli altri, ma non si è ancora strutturato con un programma adeguato allo scopo. Per questo immagino sia ormai davvero inevitabile pensare al “partito che non c’è”.
(Gioele Magaldi, dichiarazioni rilasciate a David Gramiccioli il 29 maggio 2017 nella diretta radiofonica “Massoneria on Air” su “Colors Radio”. Non è la prima volta che Magaldi accenna all’ipotetico Partito Democratico Progressista, che imposterebbe una politica di completa rottura col passato, partendo da un punto fondamentale: dire “no” a questa Ue, al Fiscal Compact, al pareggio di bilancio nella Costituzione).
fonte http://www.libreidee.org/2017/05/magaldi-piango-per-questa-miserabile-politica-italiana/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=feed+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29

lunedì 29 maggio 2017

Bravi eh? La manovra sulle auto in manovra. di Stefano Davidson



Grazie all'aumma aumma parlamentare di questi tempi gentilonzi e su spinta PD è stato approvato un emendamento all’articolo 18 che permette nuovamente e autorizza a Province e Città metropolitane di utilizzare i soldi provenienti dalle multe per fare cassa.
Bravi eh? La manovra sulle auto in manovra.
Le Province (abolite o meno che siano) hanno quindi la possibilità di usufruire dei proventi delle contravvenzioni per le violazioni al codice della strada, che è stata re-introdotta dal comma 3-bis e comprende le violazioni relative all’eccesso di velocità rilevato con autovelox e dispositivi analoghi.
Quindi da ora in poi grazie al permesso dei criminonorevoli le strade verranno disseminate di autovelox e i soldi delle multe finiranno al solito a coprire le voragini di bilancio di tutte le amministrazioni PD e per pagare straordinari e stipendi dei vigili o realizzare opere stradali per le quali i cittadini pagano già abbondantissimamente le tasse“.
Stefano Davidson




MISTERO BUFFO. PERCHé FRANCESCO TRATTA I CATTOLICI PEGGIO DEGLI ALTRI?


C’è qualcosa di inedito, oggi, per milioni di cattolici: all’assedio di una cultura avversa, nichilista ed atea, cui gli europei sono ormai abituati, più o meno, da due secoli, si aggiunge il quotidiano fuoco amico. Sino a quattro anni orsono, infatti, la Chiesa aveva una sua unità: non mancavano, come non sono mai mancati, accanto gli approfittaotori e agli ipocriti, gli eretici, cioè coloro che miravano a distruggere il patrimonio profondo della fede. Ma dovevano in quale modo mimetizzarsi. Oggi non serve più: i media laicisti e la sede apostolica cantano e suonano sempre la stessa canzone. Aprite radio radicale: l’idolo è Bergoglio. LeggeteRepubblica: l’idolo è Bergoglio. Ascoltate i discorsi dei campioni del mondialismo: non mancherà un ossequioso tributo all’attuale inquilino di santa Marta. Coloro che detestavano Benedetto e la Chiesa,
oggi venerano Bergoglio.
Cosa piace, ai tradizionali nemici della Chiesa, di Bergoglio? Che è il più efficace picconatore della fede. Una città si prende più facilmente con un cavallo di Troia, che con un assedio.
Bergoglio è esattamente questo cavallo di Troia. Ogni giorno sfonda un muretto, scardina un architrave, incrina un dogma… Sempre in modo ambiguo, sempre ammiccando alla cultura dominante; sempre presentandosi come un innovatore aperto ai tempi, diverso dai predecessori. L’Islam? Una “religione di pace”. L’immigrazione senza limiti, dietro cui ci sono sfruttamento e commercio di carne umana: una “benedizione”. La cultura gay: o silenzio o frasi ambigue, del tipo “chi sono io per giudicare?”. Quanto ai cattolici che rimangono fedeli alla moglie, alla dottrina, all’insegnamento ricevuto? Sepolcri imbiancati, farisei, duri di cuore…
Un amico, che in chiesa non ci vorrebbe più andare tanto si sente tradito, ha ribattezzato Bergoglio “Anatema I”. Molto azzeccato, visto che ad ogni apertura ad extra, corrisponde una violenta invettiva ad intra.
Paolo VI parlava di “autodemolizione della Chiesa attraverso i suoi ministri” e di “fumo di Satana nel tempio di Dio“: sapeva bene con queste parole, di richiamare le profezie, che hanno sempre previsto l’apostasia nella chiesa come segno apocalittico.
Questa apostasia può esserci, maggiore o minore, in ogni tempo, ma oggi è più evidente che mai. I sacerdoti fedeli vengono perseguitati, quelli infedeli, premiati.
A Roma, me lo testimoniano numerosi amici che vivono addentro alle vicende vaticane, la corte non è mai stata tanto cortigiana: Bergoglio promuove sistematicamente coloro che portano avanti la sua visione, e annichilisce chi dissente. Non ha fatto nulla di concreto, riguardo a ciò che ha promesso (Ior, pedofilia…); non muove un dito di fronte agli scandali economici che toccano i pupilli come mons. Paglia o mons. Mogavero, ma utilizza la mannaia, o l’ingiuriosa noncuranza, verso chi osa pronunciare una domanda o proporre un legittimo dubbio. Intanto, ogni volta che può, nomina vescovi coloro che sposano le parti più controverse di Amoris laetitia, che fanno del dialogo con l’Islam o dell’apertura indiscriminata all’immigrazione la loro priorità.
Sentir parlare il nuovo vescovo di Ferrara, mons. Perego, è quantomai imbarazzante, ma anche istruttivo: laddove Benedetto XVI aveva messo un uomo come Mons. Luigi Negri, ortodosso e rigoroso, Bergoglio ha piazzato, in sostituzione, un prelato che è in tutto e per tutto l’esatto contrario.
Per non parlare di Mons Galantino e di tutti i colonelli e gli ufficiali che partecipano alla demolizione della Chiesa trasformandola in una Ong politicizzata e evitando sempre di alzare la voce quando in parlamento si promuovono eutanasia, droga libera, matrimoni gay…
Come avviene tutto questo? In un clima, come si diceva, cortigiano: ci sono file di prelati che hanno compreso che il vecchio cursus honorum non vale più. Le congregazioni non decidono più nulla; i vescovi in carica e i nunzi vengono sentiti solo pro forma; la sinodalità è una parola senza significato, un puro flatus vocis. Decide tutto Francesco, per cui bisogna entrare nelle sue grazie, adularlo e sfuggire le sue ire improvvise; bisogna assecondarlo nella sua convinzione di essere davvero un grande riformatore, come Francesco, o come Lutero, o come Castro (per Bergoglio, che non brilla certo per cultura nè per raffinatezza teologica o filosofica, è tutto lo stesso).
Si assiste così a carriere improvvise; a uomini che salgono impetuosamente e che altrettanto improvvisamente scompaiono (con in tasca la nomina cui aspiravano); a preti incontrati da Bergoglio una o due volte, di cui egli si “innamora”, e che si trovano d’incanto premiati, coccolati, vezzeggiati, persino messaggiati… Sì, la Chiesa è una monarchia, ma una monarchia “costituzionale”. Se nella Chiesa non ci sono più depositum fidei, rispetto per il magistero precedente, diritto canonico, tribunali ecclesiastici ecc., mi confida un importante e santo ecclesiastico, “allora la chiesa diventa non più una monarchia, ma una tirannia. E il modo con cui Bergoglio si comporta con le persone, è lo stesso che con cui tratta la dottrina, che dovrebbe conoscere e di cui dovrebbe essere servo, e non padrone”.
Perchè, gli chiedo, lei dice “dovrebbe conoscere”? “Si rende conto -mi risponde- che quando gli fanno una domanda che meriterebbe una risposta decisa e contro corrente, rimanda al catechismo, o, come nel caso della bioetica, dice che lui di questo non se ne intende? Si intende, a suo dire, di clima, di ambiente, di immigrazione, di sociologia, di traffico di armi… ma quanto alla fede, o rimanda ad un testo che difficilmente i giornalisti conoscono o proclama la propria ignoranza. Secondo Lei perchè?“.
Spalle al muro, non posso esimermi dal rispondere: “si vede bene che, quanto al catechismo, un po’ lo ignora, un po’ non gli piace, ma non può dirlo apertamente; un po’, infine, evita di citarlo esplicitamente, per evitare di farsi nemici tra i suoi fans laicisti“.
“Sa perchè il papa non risponde e non risponderà mai ai dubia?“, conclude il mio interlocutore. Perchè? “Glielo dico io: perchè se rispondesse, diverrebbe evidente che Amors laetita rompe bruscamente con duemila anni di tradzione; lui vuole rompere, ma senza dirlo, gesuiticamente. E per un altro motivo: ignorando bellamente non 4 ma moltissimi cardinali, afferma chiaramente che decide tutto lui, e che del collegio cardinalizio non gliene importa nulla. Immagina se Pietro avesse ignorato i dubia di Paolo? La Chiesa sarebbe morta sul nascere...”.
La Verità, 23/5/2017
fonte C’è qualcosa di inedito, oggi, per milioni di cattolici: all’assedio di una cultura avversa, nichilista ed atea, cui gli europei sono ormai abituati, più o meno, da due secoli, si aggiunge il quotidiano fuoco amico. Sino a quattro anni orsono, infatti, la Chiesa aveva una sua unità: non mancavano, come non sono mai mancati, accanto gli approfittaotori e agli ipocriti, gli eretici, cioè coloro che miravano a distruggere il patrimonio profondo della fede. Ma dovevano in quale modo mimetizzarsi. Oggi non serve più: i media laicisti e la sede apostolica cantano e suonano sempre la stessa canzone. Aprite radio radicale: l’idolo è Bergoglio. LeggeteRepubblica: l’idolo è Bergoglio. Ascoltate i discorsi dei campioni del mondialismo: non mancherà un ossequioso tributo all’attuale inquilino di santa Marta. Coloro che detestavano Benedetto e la Chiesa,
oggi venerano Bergoglio.
Cosa piace, ai tradizionali nemici della Chiesa, di Bergoglio? Che è il più efficace picconatore della fede. Una città si prende più facilmente con un cavallo di Troia, che con un assedio.
Bergoglio è esattamente questo cavallo di Troia. Ogni giorno sfonda un muretto, scardina un architrave, incrina un dogma… Sempre in modo ambiguo, sempre ammiccando alla cultura dominante; sempre presentandosi come un innovatore aperto ai tempi, diverso dai predecessori. L’Islam? Una “religione di pace”. L’immigrazione senza limiti, dietro cui ci sono sfruttamento e commercio di carne umana: una “benedizione”. La cultura gay: o silenzio o frasi ambigue, del tipo “chi sono io per giudicare?”. Quanto ai cattolici che rimangono fedeli alla moglie, alla dottrina, all’insegnamento ricevuto? Sepolcri imbiancati, farisei, duri di cuore…
Un amico, che in chiesa non ci vorrebbe più andare tanto si sente tradito, ha ribattezzato Bergoglio “Anatema I”. Molto azzeccato, visto che ad ogni apertura ad extra, corrisponde una violenta invettiva ad intra.
Paolo VI parlava di “autodemolizione della Chiesa attraverso i suoi ministri” e di “fumo di Satana nel tempio di Dio“: sapeva bene con queste parole, di richiamare le profezie, che hanno sempre previsto l’apostasia nella chiesa come segno apocalittico.
Questa apostasia può esserci, maggiore o minore, in ogni tempo, ma oggi è più evidente che mai. I sacerdoti fedeli vengono perseguitati, quelli infedeli, premiati.
A Roma, me lo testimoniano numerosi amici che vivono addentro alle vicende vaticane, la corte non è mai stata tanto cortigiana: Bergoglio promuove sistematicamente coloro che portano avanti la sua visione, e annichilisce chi dissente. Non ha fatto nulla di concreto, riguardo a ciò che ha promesso (Ior, pedofilia…); non muove un dito di fronte agli scandali economici che toccano i pupilli come mons. Paglia o mons. Mogavero, ma utilizza la mannaia, o l’ingiuriosa noncuranza, verso chi osa pronunciare una domanda o proporre un legittimo dubbio. Intanto, ogni volta che può, nomina vescovi coloro che sposano le parti più controverse di Amoris laetitia, che fanno del dialogo con l’Islam o dell’apertura indiscriminata all’immigrazione la loro priorità.
Sentir parlare il nuovo vescovo di Ferrara, mons. Perego, è quantomai imbarazzante, ma anche istruttivo: laddove Benedetto XVI aveva messo un uomo come Mons. Luigi Negri, ortodosso e rigoroso, Bergoglio ha piazzato, in sostituzione, un prelato che è in tutto e per tutto l’esatto contrario.
Per non parlare di Mons Galantino e di tutti i colonelli e gli ufficiali che partecipano alla demolizione della Chiesa trasformandola in una Ong politicizzata e evitando sempre di alzare la voce quando in parlamento si promuovono eutanasia, droga libera, matrimoni gay…
Come avviene tutto questo? In un clima, come si diceva, cortigiano: ci sono file di prelati che hanno compreso che il vecchio cursus honorum non vale più. Le congregazioni non decidono più nulla; i vescovi in carica e i nunzi vengono sentiti solo pro forma; la sinodalità è una parola senza significato, un puro flatus vocis. Decide tutto Francesco, per cui bisogna entrare nelle sue grazie, adularlo e sfuggire le sue ire improvvise; bisogna assecondarlo nella sua convinzione di essere davvero un grande riformatore, come Francesco, o come Lutero, o come Castro (per Bergoglio, che non brilla certo per cultura nè per raffinatezza teologica o filosofica, è tutto lo stesso).
Si assiste così a carriere improvvise; a uomini che salgono impetuosamente e che altrettanto improvvisamente scompaiono (con in tasca la nomina cui aspiravano); a preti incontrati da Bergoglio una o due volte, di cui egli si “innamora”, e che si trovano d’incanto premiati, coccolati, vezzeggiati, persino messaggiati… Sì, la Chiesa è una monarchia, ma una monarchia “costituzionale”. Se nella Chiesa non ci sono più depositum fidei, rispetto per il magistero precedente, diritto canonico, tribunali ecclesiastici ecc., mi confida un importante e santo ecclesiastico, “allora la chiesa diventa non più una monarchia, ma una tirannia. E il modo con cui Bergoglio si comporta con le persone, è lo stesso che con cui tratta la dottrina, che dovrebbe conoscere e di cui dovrebbe essere servo, e non padrone”.
Perchè, gli chiedo, lei dice “dovrebbe conoscere”? “Si rende conto -mi risponde- che quando gli fanno una domanda che meriterebbe una risposta decisa e contro corrente, rimanda al catechismo, o, come nel caso della bioetica, dice che lui di questo non se ne intende? Si intende, a suo dire, di clima, di ambiente, di immigrazione, di sociologia, di traffico di armi… ma quanto alla fede, o rimanda ad un testo che difficilmente i giornalisti conoscono o proclama la propria ignoranza. Secondo Lei perchè?“.
Spalle al muro, non posso esimermi dal rispondere: “si vede bene che, quanto al catechismo, un po’ lo ignora, un po’ non gli piace, ma non può dirlo apertamente; un po’, infine, evita di citarlo esplicitamente, per evitare di farsi nemici tra i suoi fans laicisti“.
“Sa perchè il papa non risponde e non risponderà mai ai dubia?“, conclude il mio interlocutore. Perchè? “Glielo dico io: perchè se rispondesse, diverrebbe evidente che Amors laetita rompe bruscamente con duemila anni di tradzione; lui vuole rompere, ma senza dirlo, gesuiticamente. E per un altro motivo: ignorando bellamente non 4 ma moltissimi cardinali, afferma chiaramente che decide tutto lui, e che del collegio cardinalizio non gliene importa nulla. Immagina se Pietro avesse ignorato i dubia di Paolo? La Chiesa sarebbe morta sul nascere...”.
La Verità, 23/5/2017
http://www.maurizioblondet.it/mistero-buffo-perche-francesco-tratta-cattolici-peggio-degli-altri/

LA STORIA DELLA CONQUISTA DEGLI USA DA PARTE DEI NEOCON: PARTE 2

PARTE 2 – COME I NEOCON PREMONO PER LA GUERRA FALSIFICANDO I CONTI











Una vignetta del 1898 raffigura gli editori Joseph Pulitzer e William Randolph Hearst vestiti come personaggi della vignetta del giorno, una satira del ruolo dei loro giornali nel fomentare l’opinione pubblica verso la guerra – di Leon Barritt (Wikimedia)
La maggior parte degli Americani estranei dai circoli politici di Washington non sa nulla del Team B, da dove venga o di cosa sia responsabile, né sono consapevoli delle sue radici nella Quarta Internazionale, la branca trotskista dell’Internazionale Comunista.


Lawrence J. Korb attribuì al Team B il fallimento dell’intelligence rappresentato dall’11 settembre, e così scrisse sul Los Angeles Times in un articolo [in inglese] del 2004:
Le radici del problema risalgono al 6 maggio 1976, quando l’allora direttore della CIA George H.W. Bush creò il primo Team B. Il concetto di una “analisi competitiva” dei dati fatta da una squadra alternativa fu contrastata da William Colby, predecessore di Bush alla guida della CIA. Anche se il resoconto del Team B conteneva pochi dati fattuali, ricevette un’accoglienza entusiastica da parte di gruppi conservatori come il Committee on the Present Danger [Comitato sul Pericolo Attuale]. Però il resoconto si rivelò essere grossolanamente inaccurato. Il Team B aveva ragione su una cosa: le stime della CIA erano sbagliate. Ma erano sbagliate nella direzione opposta.
Korb spiegò che uno studio del 1978 del Comitato del Senato sull’Intelligence aveva concluso che
la selezione dei membri del Team B aveva prodotto una composizione errata di prospettive e valutazioni politiche. Ed un’analisi del 1989 concluse che la minaccia sovietica era stata “fondamentalmente sovrastimata” nei rapporti annuali della CIA. Eppure il fallimento del Team B nel 1976 non scoraggiò i falchi dal contrastare i giudizi della CIA nei successivi tre decenni.
Ora da tempo dimenticate, le origini del “problema” del Team B in realtà risalgono alle opinioni politiche radicali e ai pregiudizi di James Burnham, al suo sodalizio con il rivoluzionario comunista Lev Trotsky e la creazione di potenti gruppi ad hoc della classe dirigente orientale: il Comitato sul Pericolo Attuale e il Consiglio per la Sicurezza Americana [in inglese]. dall’inizio della Guerra Fredda, fine anni ’40, una strana coalizione di ex-trotskisti radicali e associazioni economiche di destra aveva esercitato forti pressioni per aumentare i budget militari, acquisire sistemi d’arma avanzati e intraprendere una azione aggressiva per affrontare il comunismo sovietico. Il Vietnam aveva lo scopo di dimostrare la brillantezza delle loro teorie, ma come descritto dallo scrittore Fred Kaplan nel Wizards of Armageddon a pagina 336:
Il Vietnam ha svelato il lato oscuro di quasi tutti coloro all’interno della macchina della sicurezza nazionale americana. Ed ha fatto venire alla luce qualcosa di squallido e inquietante sulla stessa impresa degli intellettuali della difesa. Ha rivelato che la nozione di forza alla base di tutte le loro formulazioni e scenari era un’astrazione, praticamente inutile come guida per l’azione.
Kaplan termina scrivendo “La disillusione per alcuni divenne pressoché totale”. Il Vietnam rappresentò molto più di una sconfitta strategica per gli intellettuali della difesa americana; rappresentò un fallimento concettuale [in inglese] nella cinquantennale battaglia per contenere il comunismo di stampo sovietico, ma per la Team B, quella disillusione rappresentò l’opportunità di una vita.
Gli Intellettuali Trotskisti diventano prima gli Intellettuali di New York e poi gli Intellettuali della Difesa
Popolata da una classe di ex intellettuali trotskisti allevata al proprio interno, l’approccio del Team B ha rappresentato un cambiamento radicale nella burocrazia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti trasformandola in un nuovo tipo di culto elitario. Negli anni ’60, i numeri e le statistiche di Robert McNamara giustificarono decisioni politiche cattive, e da quel momento in poi le agende personali e i rancori etnici avrebbe trasformato la politica estera americana in una crociata ideologica. Oggi, quelli che detengono il controllo di quella crociata combattono disperatamente per mantenere il controllo, ma solo decrittando l’evoluzione di questo “doppio governo” [in inglese]segreto si può capire l’inesorabile deriva dell’America post-Vietnam verso il dispotismo nel corso degli ultimi 40 anni.
Radicato in quello che può essere solo descritto come pensiero di una setta, l’esperimento del Team B [in inglese] ha demolito quello che era rimasto dell’obiettività professionale della CIA pre-Vietnam sottomettendola alla politicizzazione. All’inizio del decennio, l’Ufficio per la Ricerca Strategica della CIA (OSR) subì [in inglese] le pressioni di Nixon e Kissinger perché corrompesse le sue analisi per giustificare una maggiore spesa per la difesa, ma l’attenzione ideologica del Team B e i trucchi dei partiti esagerarono la minaccia in un modo tale che il processo non poté più tornare alla normalità.
La campagna venne guidata dalla cabala Neoconservatrice russofoba che comprendeva Paul Wolfowitz, Richard Pipes, Richard Perle e una manciata di vecchi estremisti anti-sovietici come Paul Nitze e il Generale Danny Graham. Iniziò con un articolo [in inglese]del 1974 sul Wall Street Journal del famoso stratega nucleare ed ex trotskista Albert Wohlstetter che denunciava la presunta vulnerabilità nucleare dell’America. Terminò due anni dopo con un massacro rituale alla CIA, la qual cosa segnalò che l’analisi ideologica e non basata sui fatti aveva ottenuto il controllo esclusivo sulla burocrazia americana.
L’ideologia indicata come neoconservatorismo [in inglese] può vantare molti padrini se non madrine. La reputazione [in inglese] di Roberta Wohlstetter come importante combattente della Guerra Fredda nella Corporazione RAND era pari a quella del marito. Le famigerate feste della coppia nella loro casa di Santa Monica agivano come una sorta di rito di iniziazione per la classe in ascesa degli “intellettuali della difesa”. Ma il titolo di padre fondatore potrebbe essere meglio applicato a James Burnham [in inglese]. Un convertito proveniente dal cerchio interno del rivoluzionario comunista Lev Trotsky, i suoi libri del 1941, The Managerial Revolution [in inglese] e del 1943, The Machiavellians: Defenders of Freedom, erano a favore del cambio di gestione antidemocratico avvenuto all’epoca nella Germania nazista e nell’Italia fascista, mentre col libro Lenin’s Heir del 1945 spostò la sua ammirazione, anche se solo in maniera sottilmente ironica, da Trotsky a Stalin.
George Orwell criticò la visione elitaria cinica di Burnham nel suo saggio [in inglese] del 1946 Second Thoughts on James Burnham, scrivendo:
Quello che Burnham si occupa principalmente di mostrare [nei “The Machiavellians”] è che una società democratica non è mai esistita e, per quanto possiamo vedere, non esisterà mai. La società è oligarchica per natura e il potere dell’oligarchia poggia sempre sulla forza e la frode… Il potere può a volte essere conquistato e mantenuto senza violenza, ma mai senza frode.
Si dice che Orwell abbia modellato il suo romanzo 1984 sulla visione di Burnham dello stato totalitario futuro che lui descriveva come “un nuovo tipo di società, né capitalista né socialista, e probabilmente basata sulla schiavitù”.
Come studioso inglese educato a Princeton e Oxford (uno dei suo professori al Balliol College fu J.R.R. Tolkien), Burnham si fece una posizione come scrittore e un istruttore nel dipartimento di filosofia alla New York University, giusto in tempo per vedere il crollo  di Wall Street del 1929. Anche se inizialmente disinteressato alla politica e ostile al Marxismo, dal 1931 Burnham si radicalizzò a causa della Grande Depressione e passò al Marxismo assieme al collega insegnante di filosofia della NYU Sidney Hook [in inglese].
Burnham trovò brillante il “materialismo dialettico” [in inglese], spiegato nella Storia della Rivoluzione Russa di  Trotsky, per capire l’interazione tra l’uomo e le forze storiche. La sua revisione del libro di Trotsky avrebbe messo in rapporto i due uomini. E all’inizio, Burnham, passò sei anni in un’odissea attraverso la  sinistra comunista dell’America, una strana saga che, in ultima analisi, trasformò Burnham nell’agente della sua distruzione.
Quale fondatore dell’Armata Rossa e ardente marxista, Trotsky aveva dedicato la sua vita a diffondere in tutto il mondo la rivoluzione comunista. Per Stalin, invece, Trotsky era troppo ambizioso e la lotta per il potere che fece seguito alla morte di Lenin fece a pezzi il partito. Per loro natura, i Trotskisti erano esperti [in inglese] in lotte intestine, in infiltrazione e in sabotaggio. Burnham si crogiolava nel suo ruolo di intellettuale trotskista e nelle discussioni senza fine sul principio fondamentale del Comunismo (il materialismo dialettico), che era la base ideologica della crociata di Trotsky. Il Manifesto del Partito Comunista aveva approvato la tattica di sovvertire i più grandi partiti politici populisti (entrismo) e, a seguito dell’espulsione  di Trotsky dal partito Comunista nel novembre 1927, i suoi seguaci sfruttarono la cosa. L’esempio più noto di entrismo fu la cosiddetta “Svolta Francese” [in inglese] quando, nel 1934, i Trotskisti francesi si inserirono nel più grande Partito Socialista Francese, la SFIO, con l’intenzione di arruolare al loro seguito i membri più militanti.
Quello stesso anno i  seguaci americani di Trotsky, nella Lega Comunista d’America, il CLA, fecero anche loro una Svolta Francese con obiettivo statunitense, il Partito dei Lavoratori, la AWP, una mossa che elevò il James Burnham della AWP al ruolo di tenente e capo consigliere di Trotsky.
A Burnham piaceva la tenacia dei Bolscevichi e disprezzava la debolezza dei liberali.Secondo [in inglese] il suo biografo Daniel Kelly, “Fu orgoglioso della sua visione estremista del mondo, in contrasto alla filosofia radicata in sogni e illusioni.” Gli piacevano le tattiche di infiltrazione e di sovvertimento applicate agli altri partiti di sinistra e, nel 1935, “combatteé senza soste per la Svolta Francese” di un altro e ben più grande Partito Socialista, lo SP, con ventimila iscritti. I Trotskisti intendevano “catturare l’ala sinistra e la gioventù del partito, la sezione Giovani della Lega Socialista (YPSL),”scrive Kelly e “volevano trasformare i convertiti in nuovi alleati quando avrebbero lasciato il partito”.
Burnham rimase un “intellettuale trotskista” dal 1934 al 1940. Ma anche se militò per sei anni nel  partito, si è detto di lui che in realtà non vi appartenne mai e, all’inizio del nuovo decennio, rinunciò completamente a Trotsky e anche alla “filosofia del materialismo dialettico marxista”. Riassunse i suoi sentimenti in una lettera di dimissioni il 21 Maggio del 1940. “Delle convinzioni più importanti, che voi associate con il Movimento Marxista, sia nelle sue varianti riformiste, Leniniste, Staliniste o Trotskiste, non ne accetto praticamente nessuna nella sua forma tradizionale. Considero queste credenze come false, desuete o prive di senso; o, nel migliore dei casi, solo in una forma così limitata, e modificata da non essere più correttamente considerata marxista”.
Nel 1976 Burnham scrisse a un leggendario agente segreto, che il biografo Kellydescrive [in inglese] come “Brian Crozier, analista politico britannico”, dicendogli che non aveva mai digerito il materialismo dialettico o l’ideologia del Marxismo, ma era questione di essere pragmatici ai tempi dell’ascesa di Hitler e della Grande Depressione.
Ma, dato il ruolo influente che Burnham avrebbe avuto nel creare la nuova classe rivoluzionaria dei neoconservatori e il loro ruolo centrale nell’utilizzo delle tattiche di Trotsky usate mediante le lobby per impedire qualsiasi rapporto con l’Unione Sovietica, è difficile credere che il coinvolgimento di  Burnham con la Quarta Internazionale di Trotsky sia stato solo un esercizio intellettuale di pragmatismo.
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Articolo di Paul Fitzgerald ed Elizabeth Gould apparso su The Saker il 10 maggio 2017
Traduzione in italiano di Fabio_San, Elvia Politi, Voltaire1964, Raffaele Ucci, Mario B., Roberto Bargone
[le note in questo formato sono dei traduttori]

fonte http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=5751