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mercoledì 10 maggio 2017

De Bortoli, retroscena su Renzi e Agnese: "Imbarazzo totale a cena, cosa è successo in albergo"

De Bortoli, retroscena su Renzi e Agnese: "Imbarazzo totale a cena, cosa è successo in albergo"


Pubblichiamo uno stralcio del libro Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant'anni di giornalismo (Editore La nave di Teseo, 19 euro) di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera. Il capitolo è Renzi, ovvero la bulimia del potere personale. Si parla di una sceneggiata dell'ex premier e dell'imbarazzo della moglie Agnese.  
Anche il Corriere ha sempre visto con una certa simpatia e con l'adesione di alcuni suoi commentatori e giornalisti l'ascesa di Renzi alla segreteria del partito, sia nelle primarie perse, nel novembre-dicembre 2012, sia in quelle poi vinte l'8 dicembre 2013. Se ne lamentarono i bersaniani. Renzi appariva l'espressione della modernità, il coraggio della rottura, seppure già allora con qualche uscita temeraria e un solipsistico complesso del potere personale.
Perché allora i rapporti si sono poi così irrimediabilmente deteriorati? Non escludo di aver avuto qualche colpa personale.
Avrei dovuto chiamarlo, chiedergli un incontro (cosa che feci in seguito, quando era già segretario del Pd, ma non fu mai possibile). Avendolo definito un «maleducato di talento», devo ammettere che un po' maleducato con lui sono stato anch'io.
Un giorno arrivò in via Solferino, era il 22 novembre 2012, per essere intervistato dal Corriere.it. C' erano le primarie che avrebbe perso al ballottaggio con Bersani. Io non sapevo che sarebbe arrivato. Mi avvisarono solo all'ultimo momento. E, nella preoccupazione di non far tardi al mio appuntamento, parlai con lui solo qualche minuto nel corridoio. Un po' in fretta, lo riconosco. Avrei dovuto invitarlo nella mia stanza e trattarlo con maggior riguardo. Con Renzi c'era Maria Elena Boschi. Sono stato scortese anche con lei. (...)
L'episodio che mi lasciò di stucco accadde in occasione delle sue brevi vacanzesiamo nell'agosto del 2014 in un albergo di Forte dei Marmi di proprietà di un suo amico. Il collega Marco Galluzzo, che lo seguiva con professionalità e rispetto, prese una stanza nello stesso albergo. Niente di male. L'albergo era aperto a tutti. Non riservato solo a lui. Il messaggio del presidente,particolarmente piccato, lamentava una violazione inaccettabile della sua privacy.
Aveva incontrato Galluzzo nella hall e il collega lo aveva salutato. Tutto qui. Io stavo al mare, in Liguria, non sapevo assolutamente nulla. Al telefono, Galluzzo mi spiegò di essere stato avvicinato dalla scorta del premier che gli avevaintimato di lasciare subito l' albergo. Questo il suo racconto: «Mi avvicinai al tavolo del ristorante dove cenava, nella terrazza dell' albergo, con la moglie e i figli. Mi fu possibile solo salutarlo e per un attimo stringergli la mano, poi cominciò a gridare, lasciando di stucco i tavoli degli altri ospiti, gruppi francesi, tedeschi e russi. E anche Agnese, che mi rivolse uno sguardo di comprensione, quasi di vergogna. Gridava talmente forte, inveendo contro il Corriere che invadeva la sua privacy, che la scorta accorse come se lui fosse in pericolo. Vennianche strattonato. Dovetti alzare la voce per dire al caposcorta di non permettersi. Lui reagì minacciandomi. Mi disse che tutta la mia giornata era stata monitorata, dal momento in cui avevo prenotato una camera nello stesso albergo, e che di me sapevano tutto, anche con sgradevoli riferimenti, millantati o meno conta poco, alla mia vita privata». Insomma, intollerabile. Se Berlusconi avesse fatto una cosa simile saremmo tutti insorti. 
Quella fu l'unica volta nella quale risposi a un sms di Renzi, dicendogli in sostanza che non volevamo assolutamente attentare alla privacy della sua famiglia era sempre in un luogo aperto al pubblico non era accettabile che il collega venisse minacciato dalla sua scorta. E con quella frase sibillina sul giornalista spiato, poi. Seguì sms di risposta. Più morbido. Per tagliar corto. Il 24 settembre 2014 uscì sul Corriere il mio editoriale dal titolo «Un nemico allo specchio» nel quale criticavo la gestione del potere renziano. (...) Renzi doveva guardare il suo nemico allo specchio: se stesso.
La sua bramosia di potere, il suo protagonismo esasperato che aveva ridotto alcuni ministri a deboli comparse. La sua tendenza a circondarsi di amici, più fedeli che leali. (...) Il passaggio del mio articolo che ha fatto più discutere è quello sull'odore stantio di massoneria. Preciso: non ho mai scritto e nemmeno pensato che Renzi sia un massone in una regione nella quale un po' tutta la classe dirigente lo è. Mi chiedevo soltanto, parlando del patto del Nazareno che teoricamente avrebbe dovuto riscrivere le nuove norme della Costituzione ed eleggere il nuovo presidente della Repubblica, se le vicinanze tra esponenti dei due schieramenti, in terra toscana, fossero spiegabili anche con quell'appartenenza. Una domanda legittima. Una richiesta di trasparenza nel momento in cui si metteva mano addirittura alla Costituzione. Non c'è nulla di male nell'essere iscritti. Non nego i meriti storici della massoneria, anche se ho visto da vicino le sue deviazioni. (...) Ho esagerato, forse, ma nulla mi toglie dalla testa che nel dedalo di rapporti di quella che Ernesto Galli della Loggia sul Corriere ha chiamato «consorteria toscana», le appartenenze massoniche un ruolo lo abbiano giocato e continuino a giocarlo.
fonte http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12380220/de-bortoli-retroscena-su-renzi-e-agnese-imbarazzo-cena-albergo-.html

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