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sabato 22 luglio 2017

EMMA BONINO E LA DITTATURA MASCHERATA


EMMA BONINO UN NOME COME MENGELE




BONINO STORY/ LE MENZOGNE DI UNA DITTATURA MASCHERATA



di  UMBERTO BIANCHI
E’ proprio vero: anche quelle che sembrano istituzioni forti ed incrollabili, anche quegli scenari che sembrerebbero animati dai più nobili ed incrollabili intenti, finiscono poi con il rivelare qualche umanissima defaillance, e finire con l’essere vergognosamente smascherati. Così è stato per l’attuale dittatura italiana, mal celata sotto le vesti di un ripugnante catafalco ideologico radical-chic-buonista.
L’altro giorno, in un impeto di ardore misto ad un’ ingenuità che ha dell’incredibile, la immarcescente onorevole Bonino ci ha candidamente comunicato che, guarda un po’, gli sbarchi dei clandestini/migranti/invasori, sarebbe stata etero diretta verso i porti della nostra penisola , grazie ad una specifica richiesta (chiaramente mai resa pubblica, sic!) da parte del nostro amato governo.
Apriti cielo! Da una parte l’indignazione e lo sdegnoso diniego del fronte pseudo-buonista dall’altra i grillotti che hanno subito colto l’occasione al balzo, per erigersi a quanto mai improbabili paladini dell’identitarismo, con dichiarazioni ed accuse, volte solo a ricuperar voti e consensi in picchiata. Da altre parti invece, reazioni tiepide ed in ordine sparso, del tipo “ma era una cosa risaputa”…E invece no!
Il fatto è tanto più grave, in quanto coinvolge un paese ed un popolo oramai costretti a subire passivamente e senza nulla poter dire, la costante e silenziosa invasione di migliaia di individui delle più disparate nazionalità, che appresso si portano solo miseria, sudiciume, malattie, problemi e, non ultimo, il silente virus della violenza terroristica e che, per questo bel servizio, debbono pagare di tasca propria, un prezzo esorbitante sia in termini di esborso di denaro pubblico che, di significativo abbassamento del tenore di vita e dell’occupazione, grazie al sempre più massiccio ricorso ad una mano d’opera straniera, malpagata e senza alcuna copertura, mentre uno stuolo di giovani e non più giovani connazionali, fugge all’estero in cerca di più remunerative soluzioni di lavoro.
La scellerata scelta degli ultimi governi italioti in fatto di invasione migratoria, attraverso la messa a disposizione dei nostri porti, non è però frutto di una scelta unicamente nostrana, bensì risponde alla logica di un progetto globale di lungo termine.

Bonino premiata da Soros

I decenni immediatamente susseguenti all’ultimo conflitto mondiale, sino agli anni ’90 del Novecento, hanno visto coloro che, da quel conflitto erano usciti sconfitti (Germania, Italia e Giappone), ricuperare vistosamente le posizioni in ambito economico, sino ma raggiungere i primi posti nella classifica delle nazioni più industrializzate al mondo. L’Italia, in particolare, ha, per lungo tempo, mantenuto una invidiabile quarta posizione immediatamente a ridosso delle tre grandi potenze industriali di quegli anni, cioè Giappone, Usa e Germania, il tutto alla faccia di quei paesi come Francia e Gran Bretagna che, invece, si ritrovarono a vedersi surclassati proprio da coloro che avevano sconfitto. Non solo. Mentre gli Usa e l’allora Unione Sovietica, si trovavano costretti ad intraprendere spese militari per migliaia di miliardi, in nome della corsa agli armamenti, finendo con il divenire loro stessi vittime di endemici problemi di bilancio ed indebitamento sia interno che estero, l’Europa Occidentale e l’Italia, nella fattispecie, riuscivano a mantenere un invidiabile tenore di vita che, né terrorismo, né crisi petrolifere varie, (tutti evidentemente pilotati nel tentativo di destabilizzare il Vecchio Continente) avrebbero scalfitto, anzi.
Di fronte a tutto questo andazzo, sicuramente sempre più anti economico e sconveniente per ambedue i grandi protagonisti del quadro geopolitico di allora, cioè Usa ed Urss, le grandi centrali del Potere Finanziario Mondiale decidevano di innestare un graduale processo di dismissione dell’intero sistema dell’equilibrio del Terrore, partendo verso la metà degli anni ’80 con la fine delle grandi dittature Latino Americane, sino ad arrivare alla gorbacioviana “glasnost” ed all’abbattimento del Muro di Berlino. Il tutto al fine di permettere la rimozione di quelle barriere politiche, ideologiche ed economiche che limitavano fortemente l’espansione dei mercati economici e finanziari. Nell’ambito di un progetto di espansione dei parametri economici e finanziari occidentali a livello globale, non ci si poteva certo permettere di consentire ulteriormente l’esistenza di contesti nazionali “chiusi”, caratterizzati da un elevato tenore di vita, animato e sorretto da una forte coscienza dei propri diritti, che di fronte alle pretese di un mercato che per espandersi richiedeva flessibilità, aleatorietà e minimo investimento in termini reddituali e previdenziali sulle risorse umane, avrebbe potuto opporre senza problemi tutte quelle barriere ideologiche, ma anche politico-legislative ed economiche, che caratterizzavano lo status quo sino ad allora vigente.
Il demandare via via le funzioni della cosa pubblica ad organismi sovranazionali nel ruolo di tutori degli interessi dei mercati e ad accordi in tal senso redatti, non era però sufficiente e, per questa ragione, veniva incentivata l’apertura delle frontiere a flussi migratori organizzati, proprio al fine di diluire, debilitare e deprimere le coscienze dei singoli contesti nazionali, andando a sostituire gradualmente la mano d’opera locale, con quella, molto più a buon mercato e facilmente pilotabile, d’ “importazione”.

E che la cosa non sia, come invece vorrebbe la vulgata ufficiale, casuale o frutto di disperata necessità, è dimostrato dal fatto che tutti, ma dico proprio tutti, i flussi migratori verso il Bel Paese, sono frutto di un orientamento preventivo.
Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché, tanto per fare un esempio, noi siamo terra di migrazione per i filippini e non per i cambogiani o per gli indonesiani. O il perché della straripante presenza di cittadini del Bangladesh, piuttosto che dell’India o del Senegal, della Nigeria e del Congo, piuttosto che della Tanzania o del Madagascar o dello Zimbabwe, ove, comunque, sussistono altrettante situazioni di disagio, miseria ed instabilità.
Diciamo che, in base a sottaciuti accordi, i flussi migratori vengono orientati, indirizzati ed incentivati in loco da rappresentanti di organizzazioni finto-umanitarie che svolgono un’opera di mefitica ed ipocrita propaganda presso gli abitanti di quei paesi, paventando la possibilità di inesistenti paradisi europei,con il risultato di mandare allo sbaraglio centinaia di migliaia di disperati e di far lucrare la copiosa schiera di paladini del nostrano buonismo d’accatto.
Poi c’è l’imbecille di turno che ti viene a dire che anche noi siamo stati immigrati. Inutile dire che, l’immigrazione europea nelle due Americhe fu fenomeno totalmente differente dall’attuale ondata umana. Lì, sospinti dalla necessità si andava in terre la cui densità di popolazione era ridotta al minimo; immense e sconfinate lande selvagge che potevano benissimo accogliere l’impatto di quelle ondate migratorie.
Qui invece le ondate umane si riversano su realtà territoriali ridotte, sovrappopolate, la cui composizione etnica, cosa da non sottovalutare assolutamente, nonostante invasioni e sovrapposizioni è, da più di tre millenni e passa, inalterata.
Pensare di stravolgere tutto questo, con una forsennata e idiota politica dell’accoglienza significa fingere che la storia europea non esista e preparare il terreno a nuovi e devastanti conflitti etnici. Quando un popolo subisce un’invasione di qualunque tipo, prima o poi, se non è completamente abulico, reagisce. I vari risorgimenti europei, le due guerre mondiali, la decolonizzazione, le stesse guerre etniche di fine ’900, e non ultimi, i vari attentati di matrice islamica in Occidente, dovrebbero averci insegnato qualcosa…. E invece nulla, si gira la testa dall’altra parte e si continua con una politica folle e suicida. Intanto, una prima ondata di malcontento ha dato voce e sostegno ai movimenti cosiddetti “populisti” di mezza Europa.
Paesi come l’Italia, immiseriti dalle varie crisi globali e sull’orlo di un inarrestabile declino grazie alle politiche ottuse dei vari governi e governicchi (non eletti, sic!) degli ultimi anni, cominciano ad essere attraversati da un crescente malcontento e da una diffusa insofferenza verso il lerciume buonista. Lo slittamento del varo dello “ius soli” dovrebbe, a riguardo, essere esemplificativo. Il governo non eletto Gentiloni ( leggi Renzi-bis), comincia a preavvertire attorno a sé il peso del malcontento popolare ed il rischio di una sonora debacle alla prossima tornata elettorale ed allora con una coincidenza niente affatto casuale, ecco, come in un vecchia e malconcia rappresentazione teatrale, uscire da un infeltrito e sporco cilindro, il solito e spelacchiato coniglio antifascista, ammuffito e stantio, logorato da decenni di tristi sceneggiate. Ecco apparire strani gestori di stabilimenti balneari con effigi del Ventennio, ecco le cronometriche uscite dell’On. Fiano, con altrettante ammuffite e stantie proposte di legge, ecco la Presidente della Camera Boldrini, tutta impegnata nel suo ruolo di novella Giovanna d’Arco di un antifascismo dal retrogusto della provocazione pre elettorale.


Tutte cose buone solo a far focalizzare il dibattito su cose futili ed a distrarre l’attenzione della gente dai veri motivi di un giusto malcontento. In soli tre giorni, sono sbarcati sulle nostre coste, con il silenzioso beneplacito della nostra classe politica e con l’inanità delle nostre forze (dis) armate, più di ottomila cosiddetti migranti (leggi invasori) stranieri. Ospitati e foraggiati con il denaro di un popolo, quello italiano, sempre più impoverito, non dimentichiamolo mai. Mentre quegli stessi che ci parlano di buonismo, di solidarietà, ma anche tanto lesti a mettere le mani nel portafoglio degli italiani, continuano a fruire di prebende e privilegi (stipendi, pensioni, nomine, vitalizi) tali, da rappresentare un vero e proprio insulto a quei cinque e più milioni di italiani, oggidì viventi in una situazione di totale disagio economico e sociale.
E qui la sinistra italiana getta la maschera e mostra il suo vero volto, ipocrita, egoista, incompetente, dittatoriale, fautore di un’idea di Stato governato da un’oligarchia di illuminati progressisti, lì a far da contraltare ad un’informe massa di poveri diseredati, senza né radici, né coscienza, né identità.
UMBERTO BIANCHI
 
http://www.controinformazione.info/bonino-story-le-menzogne-di-una-dittatura-mascherata





Migranti: se sono un “arricchimento”, perché gli altri non li vogliono?

di Michele Rallo
Alla fine, il bubbone è scoppiato. E non poteva non scoppiare, sommersi come siamo dai numeri di un’invasione ormai incontrollata e incontrollabile, con una barca di miliardi bruciati in “accoglienza”, con i centri di raccolta sul punto di esplodere, con le stazioni e i giardini pubblici divenuti bivacchi, con gli ospedali al collasso, con le forze di polizia in ginocchio, con la minaccia di sommosse e rivolte che non saremmo in grado di fronteggiare.
L’intera Africa guarda ormai all’Italia come all’Eldorado, dove ti prendono, ti alloggiano, ti nutrono, ti vestono, ti regalano biciclette, telefonini e internet col wi-fi, dove se rubi non vai in galera (e magari i derubati ti devono risarcire), dove non ti possono più espellere neanche se sei un terrorista (grazie a un emendamento PD alla legge sulla “tortura”), e dove – ciliegina sulla torta – il governo vuole dare la cittadinanza ai tuoi figli (e poi anche ai padri col “ricongiungimento familiare”).
Siamo alla follia. Eppure il povero Gentiloni va e viene da Bruxelles come un cane bastonato, col cappello in mano, mendicando “quote”, “condivisione” e “solidarietà” per il disastro che sta per sommergerlo; mentre il Vispo Tereso si esibisce nei soliti siparietti ad uso di giornali e televisioni, ostentando una grinta degna del miglior Salvini ed invocando il “numerus clausus”.
E questo mentre viene fuori – rivelazione della Bonino – che è stato proprio lui, il bulletto toscano, insieme a quell’altro genio incompreso di Angelino Alfano, ad impegnarsi a far sbarcare nei porti italiani tutti i profughi “salvati” anche da navi straniere. In cambio – mi sembra di capire – la Commissione Europea gli avrebbe consentito una certa elasticità per fare altri debiti da utilizzare per mance e mancette in vista del referendum.
Adesso sono cavoli del suo successore che, poveretto, non sa proprio che pesci prendere. Fa lo scontroso, tiene il broncio, minaccia di trattenere una parte del nostro contributo all’Unione Europea. Ma, chiaramente, nessuno lo prende sul serio. E se anche l’Italia mettesse in opera la sua rappresaglia finanziaria, a Bruxelles e a Francoforte farebbero spallucce. Figuriamoci… presi come sono dall’enorme salasso della Brexit, il piccolo ammanco aggiuntivo non li preoccuperebbe più di tanto.
L’importante, per loro, è fermare l’afflusso di migranti in Germania e in Austria (alla vigilia di due importanti appuntamenti elettorali), in Francia (per non tarpare subito le ali a Macron) e un po’ dappertutto nell’Europa “che conta”. L’Italia serve soltanto a dimostrare che l’Europa non alza “muri”. I muri, poi, li alzano gli altri ai confini dell’Italia; ed anche della Grecia, dove governa quell’altro enfant prodige della sinistra che risponde al nome di Alexis Tsipras.
Ma guarda un po’… francesi, tedeschi, spagnoli e tutti gli altri non hanno capito ancora che i migranti sono “una risorsa”, che serviranno a fare i lavori che i ricchi europei “non vogliono più fare”, che “pagheranno le nostre pensioni”, che “ci arricchiranno”. Non lo capiscono questi scemi di Bruxelles, di Francoforte, di Berlino… non capiscono che, così facendo, faranno arricchire soltanto l’Italia? Non sentono la Boldrini magnificare i vantaggi di un’accoglienza “a 360 gradi”, non sentono D’Alema augurarsi per l’Italia “almeno 30 milioni di immigrati”, non sentono tale Tito Boeri pontificare sull’avvenire di un sistema pensionistico da incubo? Non capiscono – Macron, Rajoy, la Merkel e tutto il cucuzzaro – che stanno rinunziando a questa grande, incommensurabile “risorsa” a beneficio esclusivo dell’Italia e, in piccola parte, anche della Grecia?
E i nostri (i D’Alema, le Boldrini, i Boeri e tutti gli altri geni della politica) non si sono chiesti come mai i loro amici europei non vogliano prendersi un pezzettino di quella enorme ricchezza che stanno lasciando solo a noi? E che aspettano i Gentiloni, i Padoan, gli scienziati della spending review a prendere le distanze da quella massa di incompetenti e incapaci che, così a cuor leggero, rinunziano per i loro popoli a quei doni dal cielo che Renzi e Tsipras hanno egoisticamente voluto solo per la loro gente?
Fuori da ogni ironia, non sembri il mio un ragionamento per assurdo. Se è vero che i migranti sono una ricchezza, gli altri governi europei dovrebbero fare a gara per prendersene un po’. Se ciò non avviene, evidentemente, è perché questo non è affatto vero. Anzi, è vero il contrario.
http://www.ildiscrimine.com/migranti-se-sono-un-arricchimento-perche-gli-altri-non-li-vogliono


(G. De Feo) - È tutto finto.
* Sono finti profughi. Di Siriani o Libici nemmeno l'ombra. Ormai Bengalesi volano in Libia per imbarcarsi.
* Sono finti naufraghi. Si mettono in mari su zatteroni fatti per arrivare alla ONG taxi, non per navigare.
* È finta la fame: gli affamati comprano cibo, non biglietti da 5000 Euro
* È finto il lavoro: mezzo milione di africani sono a scrocco sulle spalle dei lavoratori italiani. Il lavoro legale per loro non c'è
* È finta la prospettiva di condividere il peso con altri paesi. Gli Europei stanno facendo quanto serve per lasciare a noi il mezzo milione di Africani è Bengalesi arrivati e l'altro mezzo milione in arrivo.
* E finta la situazione ancora non tragica delle nostre città. Per ora hanno nascosto mezzo milione di africani tenendoli a pensione completa, a spese nostre. Il momento in cui dovranno cavarsela da soli, avremo in giro mezzo milione di sbandati in cerca di un lavoro che non c'è e di soldi per sopravvivere. E non saranno disoccupati pacifici, stiamo portando qui la feccia dell'Africa.
L'unica cosa vera sono i debiti che vogliamo appioppare ai nostri figli per tenere a scrocco africani, in attesa del gran finale che non sarà né finto, né indolore
http://informare.over-blog.it/2017/07/in-attesa-del-gran-finale.html



fonte http://decamentelibera.blogspot.it/2017/07/emma-bonino-un-nome-come-mengele.html



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